Stellantis Pomigliano. Cassa integrazione e aumento dei ritmi o straordinari. Gli operai usati come tira e molla sulle linee. I sindacalisti come sempre stanno zitti. La FIOM gioca con le solite ritrite denunce, vincono loro se non scendiamo in campo come operai direttamente.
Tutti ricordano il 18 ottobre scorso; giornata storica che vede i metalmeccanici del gruppo Stellantis scioperare con FIM FIOM UILM per difendere l’occupazione e costruire il futuro dell’industria dell’auto. Purtroppo però, già un mese dopo, scrivevo del loro silenzio complice e ad oggi, purtroppo, non mi sono affatto sbagliato. Da quella giornata storica nessuna novità, il nulla eppure i problemi sono sempre gli stessi. Sul futuro non ci sono novità; si continua a fare cassa integrazione; i ritmi di lavoro sono sempre più usuranti; sicurezza e salute sembrano due belle parole di cui riempirsi la bocca e null’altro; e potrei andare ancora avanti per molto. Il 18 ottobre scorso là dove ce ne fosse stato bisogno, ha semplicemente segnato che questi sindacati, firmatari e non, non sono altro che quello che diciamo da sempre ovvero bidelli dell’azienda e finti rivoluzionari; tutti servizievoli agli interessi del padrone senza se e senza ma, pur di difendere i loro sporchi interessi. Un modo di fare che allontana sempre di più gli operai dal sindacato ed è proprio questo il loro obiettivo perché così si è più deboli e lo scopo si raggiunge più facilmente. Lo scopo è sottinteso: i loro privilegi.
In questi giorni, i quasi 10 giorni dichiarati di cassa integrazione per il mese di febbraio, sono stati revocati. Fa effetto sapere che un mese bisogna lavorare tutti i giorni; per noi, sfortunatamente, non è la normalità, quindi si resta meravigliati. Dopo qualche giorno, in fabbrica gira la solita voce e questa volta dice :”4 sabato di straordinario”. Cala il gelo più totale. Dalla cassa allo straordinario. Tutto concesso. Qui però scende in campo il sindacato firmatario che a tutela (finta ovviamente) dei lavoratori si oppone a questa ipotesi dell’azienda e così, scatta il piano B ovvero aumento di cadenza. In Panda si passerà dalle attuali 320 auto a turno alle 350 grosso modo sempre con le stesse persone in pratica, come sempre aumento di produzione che ricade sulla salute degli operai. Come succede da anni, un uso improprio degli ammortizzatori sociali che né sindacato né INPS o chi per essa, denunciano. Se hai dei picchi di produzione, aumenta la cadenza ai danni dei lavoratori; se non hai richieste dal mercato, ci si ferma a fare cassa integrazione. Pensare di lavorare con ritmi più umani e quindi lavorare più giorni invece di concentrare tutta la produzione su pochi giorni che ci uccideranno ancora di più la salute, sarebbe chiedere troppo? Ovviamente un discorso del genere non può interessare chi dal primo momento ha sempre sostenuto un modello di contratto che favorisca solo il padrone ed i loro interessi ma, in tutto questo, il silenzio nei fatti della finta rivoluzionaria Fiom, la dice lunga. Si può usufruire di condizioni di comodo pur non firmando il contratto. Infatti, la Fiom, si è limitata a fare un comunicato, il solito, dove a parole denuncia quello che fa l’azienda; “minaccia” di intraprendere azioni di lotta; ma nei fatti il solito nulla. La solita farsa per l’appunto.
Ecco, è in questo scenario, in queste continue farse, che dobbiamo capire che questi servi sono utili solo al padrone che porta sempre la vittoria a casa e purtroppo a mani basse.
È qui che dovremmo iniziare a capire che solo da soli; solo con la vera lotta; potremmo riprenderci in mano il nostro futuro e non far vincere sempre loro.
PILONE OPERAIO STELLANTIS DI POMIGLIANO D’ARCO
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