Per illuminare il Colosseo, il luogo usato per le pagliacciate di novelli imperatori, un giovane operaio è caduto da 10 m di altezza ed è morto sul colpo. Non l’ha ucciso una lotta fra gladiatori ma una bestia ancora più feroce, la corsa al profitto di qualche imprenditore imprendibile.
È morto al Colosseo Andrea Moretti, come morivano gli antichi gladiatori. Solo che lui era un operaio di appena 22 anni e a farlo morire non c’erano tigri e imperatori con il pollice in giù, ma un’impalcatura su cui stava montando un impianto di illuminazione.
E dietro quell’impalcatura c’era il solito sistema di andar di fretta perché il padrone lo esige, perché il padrone calcola le frazioni di tempo a denaro. C’era il solito sistema di risparmiare sulle manutenzioni agli impianti e sui dispositivi di sicurezza perché è il modo per far più soldi. Se poi questo fa morire gli operai, che importa? Avete mai visto un padrone finire in galera per gli operai morti ammazzati sui luoghi di lavoro? Hanno fatto stragi e nessuno ha pagato.
Il Colosseo è il monumento più visitato d’Italia e per ristrutturarlo ci fanno anche morire gli operai.
Di Andrea se ne sta parlando perché è morto proprio lì sotto, davanti alle case dei politici, a poche centinaia di metri dai palazzi del potere, tra le strade animate della movida serale, ma di operai ne muoiono ogni giorno, dalle campagne ai cantieri, alle fabbriche. Anche quest’anno tre operai in media ogni giorno ci lasciano la vita per dover lavorare a salario, per conto di un padrone o per conto del padrone collettivo che è lo Stato.
Morire per una paga, morire per vendere le proprie braccia a chi con quel lavoro si arricchisce.
Dove sono adesso i Vannacci che si divertivano a montare i video farlocchi sull’antica Roma, impersonando i grandi imperatori? Cosa dice quell’imperatore pagliaccio sulle morti per profitto? O preferisce parlare solo di gonne, donne nude e percentuali di immigrati nelle classi scolastiche perché sa che il sistema delle morti per profitto, della schiavitù a salario, degli operai da usare come carne da macello, lui non può che benedirlo, con il pollice in sù, perché del capitalismo è un fiero esponente, perché sulle regole di questo sistema di morte e sfruttamento è incentrata tutta la sua retorica meschina, perché con i soldi dei padroni ci finanzia la campagna elettorale? Così come i suoi amici al governo che in queste ore si stanno sciacquando la bocca parlando di morte inaccettabile.
Vorremmo gridare a tutti gli operai: ma che ci facciamo appresso a queste canaglie? Non solo dobbiamo difenderci da quelli che si arricchiscono con il nostro sacrificio, con il nostro duro lavoro, mal pagato e senza uno straccio di sicurezza, veniamo poi presi in giro dalla propaganda dei politicanti asserviti ai loro interessi.
Cosa ci facciamo appresso a questi partiti che straparlano del niente per raccattare quattro voti e distrarci con argomenti insignificanti, quando ogni giorno siamo costretti a rischiare la vita, a non tornare a casa neanche quando lavoriamo sulla facciata del monumento più importante d’Italia, con contratti precari a quattro spicci?
Dobbiamo tagliare i ponti con questa gente. Non ci rappresentano, non possono rappresentarci. Nessuno dei loro partiti borghesi, da destra a sinistra, può rappresentarci.
Siamo soli, ma siamo ancora tanti. E da soli dobbiamo attivarci e trovare le forze per ribellarci, per organizzarci, per rialzare la testa e fargli paura.
Così vediamo se avranno ancora voglia di fare i pagliacci interpretando i finti imperatori sulla nostra pelle e sulla nostra vita.
A. B.