EX ILVA, QUALI SONO GLI INTERESSI REALI DEGLI OPERAI?

Privata o di stato la gestione dell’acciaieria ha rubato agli operai lavoro non pagato e la vita stessa. Il valore dell’acciaio prodotto nel corso degli anni vale molto di più del miserabile salario che gli operai hanno ricevuto. Ora a titolo di risarcimento: o a casa a salario pieno o al lavoro in condizione di reale sicurezza

Privata o di stato la gestione dell’acciaieria ha rubato agli operai lavoro non pagato e la vita stessa. Il valore dell’acciaio prodotto nel corso degli anni vale molto di più del miserabile salario che gli operai hanno ricevuto. Ora a titolo di risarcimento: o a casa a salario pieno o al lavoro in condizione di reale sicurezza

Dopo la privatizzazione dall’IRI, avvenuta nel 1995, l’Ilva è stata gestita per 13,5 anni da privati (8 anni dal Gruppo Riva, 5,5 anni da Arcelor Mittal) e per 8 anni dallo stato italiano. È bene ricordare l’alternanza di gestione privata e statale susseguitasi per decenni, adesso che si parla del futuro dell’ex Ilva e in particolare dello stabilimento siderurgico di Taranto. Analizziamola compiutamente.

Il Gruppo Riva ha gestito l’Ilva dal 1995, anno della privatizzazione dall’IRI, fino al 2013. Nel 2012 l’indagine “Ambiente Svenduto” portò a provvedimenti giudiziari contro i vertici della famiglia Riva per disastro ambientale e al sequestro degli impianti. Nel maggio del 2013 il governo Letta impose l’amministrazione straordinaria e il commissariamento dell’azienda, estromettendo di fatto la proprietà Riva dalla gestione dell’Ilva e, in particolare, dalla guida dello stabilimento di Taranto.

L’amministrazione straordinaria e il commissariamento governativo dell’Ilva di Taranto sono durati complessivamente poco più di 5 anni. Il percorso si è articolato in due fasi principali, prima del passaggio della gestione ad ArcelorMittal:

giugno 2013 – gennaio 2015 (commissariamento governativo): a seguito del decreto-legge varato dal governo Letta a inizio giugno 2013, l’azienda venne commissariata per avviare il risanamento ambientale; il primo commissario nominato fu Enrico Bondi;

gennaio 2015 – novembre 2018 (amministrazione straordinaria vera e propria): all’inizio del 2015, a causa dello stato di insolvenza, la società venne formalmente ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria per le imprese strategiche nazionali (regolata dalla legge Marzano) sotto la guida di tre commissari straordinari.

Questa gestione straordinaria si concluse ufficialmente il 1° novembre 2018, data in cui la multinazionale ArcelorMittal prese formalmente possesso degli stabilimenti industriali a seguito della gara internazionale e del successivo accordo sindacale siglato a settembre 2018.

ArcelorMittal (AM) ha gestito Acciaierie d’Italia fino al 20 febbraio 2024, quando l’ha lasciata in seguito al provvedimento del governo Meloni che ha ammesso l’azienda alla procedura di amministrazione straordinaria (commissariamento) su istanza del socio pubblico Invitalia:

il coinvolgimento di AM era iniziato nel 2018 (allora come affitto e gestione dell’ex Ilva) ed era proseguito con la nascita di Acciaierie d’Italia nel 2021;

l’uscita di AM è avvenuta a causa di forti contrasti sulla gestione finanziaria, sulla continuità produttiva e sul rifiuto di AM di ricapitalizzare o garantire gli impegni presi con lo stato italiano.

L’attuale amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) è quindi iniziata ufficialmente il 20 febbraio 2024, in seguito all’istanza presentata il 18 febbraio dal socio di minoranza Invitalia. L’amministrazione straordinaria è stata infatti decretata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 20 febbraio 2024 (primo commissario straordinario è stato nominato Giancarlo Quaranta) ed estesa anche ad Acciaierie d’Italia Holding con decreto del 17 aprile 2024.

La gestione statale è durata, nelle due fasi in cui è stata compiuta, prima 65 mesi e dopo 31 mesi (finora). In totale 96 mesi, cioè ben otto anni. Otto anni costituiscono un periodo di tempo più che significativo per valutare e giudicare una gestione industriale. Se prima la famiglia Riva e dopo gli azionisti di AM (la famiglia Mittal, che ne detiene il controllo effettivo, e, in misura minore, grandi fondi d’investimento internazionali e piccoli risparmiatori) hanno sfruttato gli operai impossessandosi della quota di lavoro non pagato (pluslavoro) che essi hanno svolto per questi capitalisti privati in cambio di miseri salari, negli otto anni di gestione statale chi si è impadronito della quota di lavoro non pagato che gli operai hanno continuato a svolgere con gli stessi bassi salari?

Non è una domanda oziosa. Nel regime di sfruttamento capitalistico, tutta la quota di lavoro svolto dagli operai ma a essi non pagato ha generato profitto del quale hanno goduto sia i commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria sia i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria con i loro alti emolumenti e del quale ha continuato a godere tutto l’ampio strato direttivo e tecnico non produttivo dell’ex Ilva gratificato da alti stipendi. Anche se durante le due fasi della gestione statale sono stati migliaia gli operai messi in cassa integrazione, e sempre più proprio negli ultimi anni, tutti quelli che hanno lavorato hanno continuato a produrre profitto. Benché ambientalisti, persone comuni, cittadini di Taranto abbiano proclamato che la fabbrica tarantina era e rimane in perdita e conveniva e conviene chiuderla, peraltro dimenticando le costanti iniezioni di milioni di euro per sorreggerla, in questi anni migliaia di operai hanno comunque piegato la schiena per produrre profitto. E lo hanno fatto vivendo e lavorando in condizioni disumane, che, solo quest’anno, sono costate la vita a due giovani operai e infortuni a chissà quanti altri!

Questo dovrà ricordare chi adesso urla che solo l’intervento dello stato può dare un futuro certo all’ex Ilva. Lo stato italiano ha gestito l’ex Ilva per otto anni. È stato sotto la sua gestione che sono morti otto degli undici operai deceduti in fabbrica a Taranto dopo l’estromissione dei Riva. Che cosa hanno da aspettarsi gli operai da una gestione statale se non la fotocopia della gestione di un privato? Questo è già accaduto! Sfruttamento, morti, infortuni, malattie, cassa integrazione e licenziamenti: nulla è mancato, nell’una e nell’altra gestione. Adesso, che chiuda o meno l’area a caldo, la priorità per gli operai è reclamare e lottare per mantenere a tutti il posto di lavoro e il salario pieno e per poter vivere e lavorare in un ambiente realmente sano. Tutto il resto è passatempo per chi è appassionato di tavoli di confronto e si serve di essi per ingannare, indebolire e piegare gli operai.

L.R.

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