Non è serio sedersi ai tavoli per discutere di 1400 licenziamenti. Alla fine sindacalisti collaborazionisti si accorderanno sui tagli e gli operai andranno a casa. C’è un’altra possibilità: non è tempo di trattare, oltre agli scioperi generali rallentare la produzione, blocco delle merci in uscita. Se il gioco si fa duro è bene che i duri inizino a giocare.
A giugno il piano di licenziamenti di Electrolux era stato sospeso per 50 giorni, era il contentino che l’azienda aveva voluto dare ai sindacati e al governo, facendo sbollire un po’ la rabbia degli operai. Com’era quindi prevedibile, a distanza di mesi le decisioni dell’azienda non sono cambiate e a settembre ha riconfermato l’esubero di 1750 operai, oggi scesi a 1450 con la fuoriuscita dei precari a cui non è stato più rinnovato il contratto, e la chiusura completa dell’impianto di Cerreto d’Esi.
Malgrado il futuro sia già stato tracciato, negli stabilimenti si continua a lavorare più di prima. E per gli operai si passa dalla padella alla brace. Electrolux ha preteso che i ritmi in fabbrica aumentassero e l’innalzamento della produttività sta portando carichi di lavoro bestiali per gli operai. Nelle fabbriche di Susegana e Solaro la produzione è arrivata a 140 pezzi all’ora (circa uno ogni 26 secondi), come riportato dal sindacato USB. Proprio il sito veneto di Susegana è tra i più colpiti dagli esuberi, con 420 tagli complessivi previsti, di cui 180 riguardano gli impiegati. I capi sindacali fanno appelli e chiacchiere, si mantengono a galla e sono inutili: non affrontano concretamente sul piano della lotta l’azienda che, dopo anni di contributi pubblici ottenuti, oggi lascia per strada gli operai. Non riescono neppure a fronteggiare l’arroganza di chi ha già deciso di ridurre la forza lavoro e prima di liberarsene la utilizza fino al limite dello sfruttamento per riempire i magazzini di scorte, in vista della riorganizzazione sul mercato internazionale. Operai destinati ad uscire ma spremuti fino all’ultimo giorno, anche per la loro stessa incapacità di far fronte comune e organizzare la lotta, anziché correre dietro questi inutili sindacalisti e aspettare qualche risposta dal governo.
Il Ministro Urso spera di prendere tempo e di non trovarsi con la grana di migliaia di licenziamenti, che uniti a quelli dell’ex-Ilva e dell’indotto Stellantis, creerebbero la tempesta perfetta nel bel mezzo della campagna elettorale. Ha fissato un incontro con azienda e sindacati il 5 Ottobre presso la sede del Mimit. Il governo Meloni attende che l’Europa definisca un piano a livello continentale per inserire l’elettrodomestico tra i settori strategici, questo darebbe la possibilità alle multinazionali come Electrolux di accedere ad un altro consistente pacchetto di finanziamenti pubblici. I patrioti delle destre usano la propaganda nazionalista per dividere i bambini a scuola e occupare militarmente le frontiere, temi che vengono utilizzati per assecondare la pancia incattivita della piccola borghesia che sprofonda economicamente, ma sul piano fattuale, quello economico, il solo che conti, dove la propaganda non entra, finiscono ad essere inevitabilmente europeisti e implorano Bruxelles di tendergli una mano per mettere qualche toppa alla crisi industriale.
Altri soldi in arrivo quindi per scongiurare il piano di dismissione di Electrolux, che negli anni ha garantito la sua permanenza in Europa a fronte di un prestito di circa 200 milioni di euro, che non è bastato a impedire che si arrivasse alla situazione attuale, come per tutte le aziende che con il pretesto della ricerca e dello sviluppo battono cassa, ottengono sostegni economici dal capitalista collettivo (Stato e insieme di Stati) e poi arrivano a dismettere gli impianti lasciando gli operai per strada. Anche sul piano nazionale non sono mancati gli aiuti, in Italia Electrolux ha beneficiato di continui ammortizzatori sociali, dalla Cassa Integrazione ai Contratti di solidarietà, con lo scopo fallito di preservare l’occupazione.
Agli operai sono stati chiesti sacrifici, soprattutto negli ultimi dieci anni. Il padrone Electrolux chiedeva ai sindacati di intercedere, di far capire ai lavoratori che bisognava stringere la cinghia: la congiuntura economica, la situazione internazionale, la crisi del mercato, i costi energetici… Mentre gli azionisti si spartivano lauti dividendi, agli operai si chiedeva di accettare tagli al salario pur di andare avanti. I sindacati garantivano il compromesso e gli operai chinavano la testa.
Oggi anche quei sacrifici hanno esaurito la loro funzione, non bastano più. Il padrone ha deciso che è tempo di chiusure e licenziamenti, e i capi sindacali tornano davanti agli operai a sostenere che si può ancora mediare.
Dopo anni di prese in giro, di accordi sindacali al ribasso e di stipendi da fame, gli operai si ritrovano con un piede fuori dal posto di lavoro. Che cosa intendono fare? Continuare a seguire i soliti schemi logori, tra tavoli e discussioni che non hanno mai portato a niente?
A.B.