CON LA “MORAL  SUASION” L’INFLAZIONE E’ AL 4,2%.

Chi paga di più l’aumento dei prezzi è chi vive di salario. Chi vive a salario ha di fronte un padrone e una organizzazione sindacale che dovrebbe difenderlo. Il padrone tiene il salario più basso possibile e i capi sindacali stanno a guardare. Ma scioperare per recuperare l’inflazione è proibito? Sembra di SI.

Chi paga di più l’aumento dei prezzi è chi vive di salario. Chi vive a salario ha di fronte un padrone e una organizzazione sindacale che dovrebbe difenderlo. Il padrone tiene il salario più basso possibile e i capi sindacali stanno a guardare. Ma scioperare per recuperare l’inflazione è proibito? Sembra di SI.

Caro Operai Contro, in un solo mese il carovita è salito dello 0,9%, altro record del governo Meloni. L’inflazione dal 3,3% di agosto è balzata al 4,2% di settembre, il livello più alto degli ultimi 3 anni. Meloni tenta di sviare responsabilità e inerzia del suo governo nell’affrontare il carovita, appellandosi ai rincari importati con i prodotti energetici, come se non avesse potuto intervenire sui prezzi di quei prodotti nella filiera che li porta al consumo. Certo avrebbe comportato una sforbiciata ai profitti di quella filiera, cosa inconcepibile per il governo. Il carrello della spesa è aumentato del 1,7% su base annua, con i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, passati dal più 4,3% a più 5,3%. In un anno a parità di consumi, con l’inflazione al 4,2%, servono 1.400 euro in più rispetto l’anno prima. Qui di seguito alcuni esempi delle evanescenti misure in campo energetico che il governo ha preso – a suo dire – per tutelare i consumi delle famiglie.
Nella veste di maggior azionista (30% dello Stato) il governo Meloni plaude l’Eni che mette un tetto al costo dei carburanti. Subito dopo racconta che l’Eni ha preso questa decisione, convinta dalla “moral suasion”, persuasione morale condotta dal governo stesso, come misura contro il caroprezzi. In realtà questa mossa serve a Meloni e Tajani (FDI e FI) a smorzare le pretese di Salvini che a caccia di consensi, nella coalizione governativa dice di voler tassare gli ”extraprofitti”.
Il governo in quanto succube delle grandi compagnie, si è appoggiato all’Eni per far partire una propaganda a buon mercato, in una campagna elettorale che è ormai la sua priorità. Alcuni grandi marchi hanno poi aderito all’iniziativa, resta il mistero che al di là dei tabelloni mostrati nei telegiornali, trovare distributori con il gasolio a 2,19 euro al litro e la benzina a 1,99 è come cercare l’ago in un pagliaio.
Visto dove sono arrivati i prezzi dei carburanti, mettendogli solo ora un tetto, il governo garantisce bellamente i superprofitti all’Eni, unica compagnia italiana che estrae greggio e gas naturale raffinandoli e lavorandoli in proprio, previo accordi pluriennali con i governi del posto. Accordi che per la loro stessa natura, non subiscono variazioni di prezzo al barile successive alla stipula dei contratti. I superprofitti di Eni sono in partenza anche dovuti a questo, idem per l’azera IP, la kuwaitiana Q8, la libica Tamoil. Non è la stessa cosa per i marchi minori e quelli cosidetti “bianchi”, i quali non estraggono e non raffinano, ma si riforniscono da altre compagnie. Secondo i dati del Mimit in Italia la vendita alla pompa dei carburanti è così suddivisa: 20% Eni; 19 % Q8; 18% IP; 8% Tamoil; 35% marchi minori e/o bianchi.
Intanto arriva l’annunciata stangata delle bollette: Arera comunica che negli ultimi 3 mesi dell’anno, la bolletta della luce aumenterà del 37,3% rispetto il trimestre precedente. Su base annua sono 236 euro in più che fanno 869 euro, sommati a 1.585 euro per la bolletta del gas, fanno 2.450 euro in un anno.
Come hanno risposto i governanti della “moral suasion” persuasiva? Con un’altra sortita in cui Eni annuncia uno sconto del 30% per 2 anni sulle bollette energetiche. Peccato che il giorno dopo “Il fatto quotidiano” titola: “Bollette, lo sconto di Eni su luce e gas è uno spot: di fatto il costo resta uguale”. Perché (spiega l’articolo) insieme alla roboante offerta, Eni aveva rincarato i parametri di riferimento. Un’altra beffa da parte di colei che prometteva di abolire le accise sui carburanti. Gli operai e gli strati sociali impoveriti, con un bagaglio di rinunce, sacrifici e prese in giro, non tarderanno a tornare nelle piazze.
Saluti Oxervator.

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