La crisi economica comincia a scatenare reazioni tra gli strati più immiseriti della popolazione. E’ diventato un fenomeno internazionale prodotto dalla corsa del capitale per aumentare un saggio di profitto che la crisi di sovrapproduzione mette in forse.
Per realizzare più profitti, i padroni, da una parte, cercano costantemente di ridurre la parte di lavoro pagata con il salario agli operai, per aumentare la parte non pagata che loro intascano gratis. Basti pensare che sulle linee della Panda viene prodotta un’auto quasi ogni minuto. Per pagare un salario annuo di un operaio bastano meno di due Panda. Due minuti di produzione.
Come ci riescono? Aumentando i ritmi di lavoro; riducendo le pause; abbassando i salari, senza aumentarli proporzionalmente al lavoro in più che viene svolto; ma anche attraverso la svalutazione attraverso l’inflazione, la riduzione del salario indiretto che si ha con l’aumento generalizzato del costo dei servizi con i tagli alla “spesa sociale”, con l’aumento degli anni di lavoro per la pensione. Questo diminuisce il numero di operai, perché ne servono sempre di meno anche producendo di più, e riducendo il potere d’acquisto di chi ancora lavora.
Dall’altra parte, delocalizzano le produzioni spostandole nei paesi dove la forza lavoro costa ancora meno.
Loro guadagnano sempre di più, ma aumenta il numero dei disoccupati e di chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese.
Tutti i padroni, a livello mondiale, seguono la stessa strada. La gente non può più comprare e le merci che non si vendono intasano i mercati, mentre i profitti non aumentano come vorrebbero. La concorrenza tra padroni diventa più forte e lo scontro commerciale comincia a trasformarsi in scontro militare: per distruggere i concorrenti, accaparrarsi nuovi mercati, depredare materie prime.
La corsa al riarmo a cui assistiamo dappertutto ha origine nella crisi economica. Per attuarla, gli stati si indebitano ancora di più e aumentano la pressione sugli strati bassi della popolazione cercando di spillare più soldi possibile e riducendo ulteriormente la spesa pubblica per servizi.
Molti si chiedono da dove scaturisca la rabbia dei giovani scatenata in questi giorni in Francia e che comincia a coinvolgere altri paesi, compresa l’Italia. La risposta è in questi motivi elencati.
Le condizioni di vita e di lavoro peggiorano, e i giovani sono i primi ad essere colpiti. Cosa faranno? Come vivranno?
I tagli alla spesa pubblica per servizi colpisce anche e principalmente la scuola. Studiare diventa sempre di più prerogativa dei figli dei ricchi. I figli degli operai, della piccola borghesia e del ceto medio rovinato, devono accontentarsi solo di istituti fatiscenti, classi affollate e una buona parte di insegnanti demoralizzati da lavori precari e mal pagati.
I giovani vedono che le nazioni si riarmano e sanno che, in caso di una nuova guerra fra i paesi imperialisti, saranno i primi ad essere coinvolti. Quel presuntuoso servo dei padroni di Macron lo ha affermato pubblicamente.
In tutto questo vedono che i figli di papà hanno vite completamente diverse: carriere e posti di comando che erediteranno dai loro padri, le scuole migliori, soldi in tasca e, in caso di guerre, imboscamento assicurato.
Dovrebbero stare zitti e quieti? E per quale motivo?
F. R.