Stanno facendo terrorismo per scoraggiare la partecipazione alle manifestazioni di domani. Schierano l’esercito per spaventare la gioventù ribelle. Ma l’onda del mare in tempesta non si può fermare con scudi e manganelli.
Stanno facendo terrorismo in ogni modo per scoraggiare la partecipazione degli studenti alle manifestazioni organizzate per domani.
A Milano inviano l’esercito, 500 parà attesi.
Il nuovo decreto sicurezza è già pronto per colpire chi si ribella, con fermi preventivi per i minorenni, arresto per chi resiste alle manganellate della polizia, e gira con il volto coperto per non farsi schedare. Fanno terrorismo perché hanno il terrore di perdere il controllo sulle masse di giovani che non hanno niente da perdere e che si ribellano per la loro vita di miseria che condividono con le loro famiglie, di emarginazione nelle periferie delle città inaccessibili, immaginate come luna park per ricchi, di criminalizzazione del dissenso, di razzismo politico e burocratico, di diritti negati, di futuro di merda con i lavori futuri fatti per raccogliere la miseria.
È il grido di una gioventù che sta alzando la testa, stanca di subire in silenzio, stanca di subire individualmente, che si riversa nelle piazze e sgretola ogni narrazione incentrata sul paternalismo, sulla meschina morale borghese, sulla legalità fatta dai ricchi per i ricchi, sulla repressione dello Stato.
È passata fin troppo sotto traccia la notizia che in Francia il governo ha imposto in questi giorni il coprifuoco. Lì sono stati già costretti ad ammettere di aver totalmente perso il controllo dell’ordine pubblico, quando i manifestanti hanno preso d’assalto diversi municipi, prefetture e palazzi governativi, con la celere costretta a ritirarsi da molte zone. Ciononostante gli studenti francesi, alcune categorie di lavoratori del comparto pubblico con i loro sindacati e sostenitori dei gilet gialli hanno già fissato le date per le prossime mobilitazioni, ogni sabato fino al 7 novembre.
Si illudono che questi giovani studenti che vogliono uscire dall’abisso sociale in cui li hanno spinti, possano fermarsi di fronte alla repressione del manganello e alla repressione dei codici penali. La rabbia sociale di chi ormai mostra uno sguardo lucido sullo sfruttamento a cui sono condannati i ceti subalterni nel mondo piegato alle leggi del profitto e non si culla più nelle illusioni e ha fatto a pezzi tutto ciò che questo mondo gli propina per essere tenuto a bada, non può retrocedere di fronte alla violenza degli apparati repressivi.
Misure come il coprifuoco si usano in guerra e in dittatura. Davanti alla ribellione delle masse oppresse e sfruttate, la classe dominante e i suoi lacché politici sono costretti a mettere alla luce che la loro stessa democrazia ha in sé la possibilità di esercitare un’aperta dittatura contro chi si ribella. Reinterpretano le loro costituzioni e i diritti democratici, e passano all’attuazione di forme di autoritarismo sempre più forti. Se attuano misure da stato di guerra è perché con noi classe subalterna sanno di essere in guerra, allora non abbiamo altra scelta che rispondere a questa guerra con il prepararci ad una rivoluzione sociale che rovesci il potere dei ricchi. Oggi in forme spontanee e ribellioni sparse, domani in forma organizzata, con un’organizzazione politica indipendente degli operai.
A.B.