IN FRANCIA PUNTANO ALLA TESTA DI MACRON. IN ITALIA SIAMO SOLO ALL’INIZIO

I movimenti di protesta imparano gli uni dagli altri. L’onda è così forte, e questo ultimo sabato lo ha dimostrato, che né scudi, né manganelli la possono fermare. In Francia i manifestanti puntano ora direttamente al potere centrale per farlo cadere, in Italia il governo Meloni deve cominciare a preoccuparsi.

I movimenti di protesta imparano gli uni dagli altri. L’onda è così forte, e questo ultimo sabato lo ha dimostrato, che né scudi, né manganelli la possono fermare. In Francia i manifestanti puntano ora direttamente al potere centrale per farlo cadere, in Italia il governo Meloni deve cominciare a preoccuparsi.

In Francia e Italia i giovani, proletari e studenti hanno sfidato gli imponenti apparati di sicurezza e il terrorismo dello Stato.

Il governo Macron ha messo in campo un dispositivo repressivo senza precedenti per mantenere l’ordine pubblico. Eppure, il numero dei manifestanti è persino aumentato in tutto il paese. A Lione diecimila manifestanti hanno sfidato il coprifuoco e il divieto di assembramento non autorizzato invadendo le strade. Il movimento chiama ora a una nuova mobilitazione davanti all’Assemblea nazionale, sabato prossimo, per chiedere la destituzione del governo e la fine del regime repressivo.
Finché ci sarà miseria, ci sarà ribellione. L’impoverimento dei ceti popolari è destinato a crescere, repressione e autoritarismo non potranno quindi che farsi più violenti a difesa dell’ordine sociale. In Francia già si mette in discussione il potere esecutivo.

In Italia, nonostante l’ingente dispiegamento di polizia, l’esercito mandato nelle strade a presidiare l’ordine pubblico e i nuovi reati introdotti per arginare l’esplosione del movimento, ci sono state grandi manifestazioni nelle città di Torino, Roma, Bologna, Milano e Firenze, dove le violente cariche della polizia hanno incontrato la resistenza decisa dei manifestanti.

In quest’ultima giornata di mobilitazioni, come forma di controllo dell’ordine pubblico, le forze economiche dei borghesi e i governi al loro servizio hanno pensato bene di sguinzagliare anche i cani da guardia dell’estrema destra.
Gruppetti fascisti hanno fatto comparsa in concomitanza delle manifestazioni contro il carovita, impegnando i manifestanti nelle solite provocazioni e distogliendoli da altri obiettivi. In Francia, dove il movimento è più esteso, il fenomeno è stato più evidente. A Nizza i gruppi sono venuti a contatto generando scontri violenti. Anche a Roma in mattinata ci sono stati cortei di estrema destra, che hanno dovuto limitarsi a sondare. Ancora una volta, il fascistume si rivelerà una risorsa preziosa per le forze reazionarie.

In tutto il mondo e per noi in particolare in Europa, si stanno producendo delle crepe nel sistema di dominio della classe borghese, costretto a governare la miseria con più sfruttamento e autoritarismo. Le polarizzazioni diventano sempre più accentuate. I movimenti di giovani proletari e studenti sono una prima rottura evidente in questo senso, seppur dall’orizzonte limitato, in quanto movimenti con un certo grado di spontaneità.
Se perdurano, diventerà decisiva, per produrre rotture ancora più ampie, la forza degli operai, che questi processi possono dirigere spezzando i meccanismi economici di un sistema che accumula profitti a un polo e moltiplica la miseria all’altro, a partire dai centri di sfruttamento e schiavitù industriale. È su questo terreno che si gioca la sfida dei prossimi tempi.

Le piazze continueranno a riempirsi per le successive giornate di mobilitazione già annunciate. E per i governi che non possono far altro che assecondare le tendenze della crisi capitalistica in corso – guerre imperialiste e movimenti nazionali di liberazione, miseria crescente, maggiore sfruttamento della forza-lavoro, aumento dei prezzi – i problemi sono tutt’altro che finiti.
A.B.

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