IL MERCOLEDI NERO DEGLI OPERAI

Mercoledì 4 novembre cinque operai uccisi  nel giro di un solo giorno. Ultimi di una serie interminabile di operai morti per lavorare sotto padrone nell’industria. Grande o piccola che sia. Chiediamo ai capi dei sindacati metalmeccanici come vogliono rispondere.

Mercoledì 4 novembre cinque operai uccisi  nel giro di un solo giorno. Ultimi di una serie interminabile di operai morti per lavorare sotto padrone nell’industria. Grande o piccola che sia. Chiediamo ai capi dei sindacati metalmeccanici come vogliono rispondere.

Mercoledì 4 novembre cinque operai uccisi nel giro di un solo giorno. Ultimi di una serie interminabile di operai morti per lavorare sotto padrone nell’industria. Grande o piccola che sia. Chiediamo ai capi dei sindacati metalmeccanici come vogliono rispondere, con le solite parole di circostanza che sono un timbro ripetuto per mille e più morti all’anno, parole che non hanno portato nessun risultato sulla sicurezza? Oppure con una dimostrazione di forza fermare per protesta per 24 ore tutto il lavoro industriale facendo pagare subito e direttamente ai padroni la loro responsabilità per questa strage? I mille e più operai uccisi ogni anno lavorando si riscattano con qualche sciopero locale e le condoglianze ai famigliari lasciando tutto come prima o mettendo in campo la solidarietà di tutta una classe di operai con una fermata collettiva di rabbia e avvertimento? Se i capi sindacali, funzionari da scrivania, non si muovono si possono scavalcare, se non difendiamo noi stessi la nostra pelle nessuno lo farà per noi.

Caro Operai Contro, negli ultimi anni nonostante il calo delle ore lavorate per l’aumento della cassa integrazione, non calano gli operai morti sul lavoro, l’indicatore guarda sempre in su. Mentre emanava un decreto sicurezza dietro l’altro, cercando vanamente di imbrigliare e fermare proteste e ribellioni, il governo Meloni ha bellamente ignorato la sicurezza sul lavoro. Anzi, alcune sue misure contribuiscono a mantenere alto il numero delle morti sul lavoro che, guardandoli un po’ più da vicino, sono almeno 5 ogni giorno.
Operaio Hurba Marius Valentin 34 anni, originario della Romania, muore “per carenza di ossigeno causata dall’argon” mentre saldava all’interno di uno spazio ristretto, alla Fincantieri di Marghera. Operaio Valery 25 anni, originario del Camerum, muore vicino a Benevento, cadendo da un impianto in un cementificio. Operaio Marco Carini 54 anni, muore travolto da un’auto mentre lavorava in un tombino sulla strada a San Nicolò (Piacenza) Operaio Antonio Fasciani gruista di 57 anni, muore in un cantiere di Trecate (Varese) colpito dal braccio della gru incomprensibilmente staccatosi. Operaio Tomassino Calvaresi 70 anni, muore dopo 5 giorni di agonia a seguito della caduta dal tetto di un edificio che stava costruendo con altri muratori, ad Acquaviva Piceno.
Questi sopra sono i 5 operai uccisi per il profitto il 4 novembre. Questa purtroppo è anche la media quotidiana dei primi 10 mesi del 2026. 5 operai che ogni giorno in modo sempre più atroce, perdono la vita sul lavoro o in itinere, per la sete di profitto del padrone. Dal rapporto annuale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, risulta che nel 2025, il 74% delle aziende ispezionate non era in regola. I governanti al di là delle frasi di circostanza, si atteggiano come coloro che non hanno responsabilità di queste “disgrazie”. I padroni ringraziano, nessuno di loro va in galera per gli operai che muoiono sul lavoro, al massimo pagano volentieri qualche multa. Finché c’è forza lavoro da gettare nel tritacarne.
Nei primi 10 mesi del 2026 gli operai morti nei luoghi di lavoro sono 965, più 300 in itinere fanno 1.265. (Fonte: Osservatorio nazionale di Bologna). Supponiamo che in questi 10 mesi la settimana lavorativa degli operai si stata di 6 giorni e uno solo di riposo, e che per ferie, malattia, permessi e Cig, siano stati assenti solo 10 giorni. Ne consegue una media di 5,039 morti sul lavoro ogni giorno. (Primi 10 mesi = 304 giorni. Meno 43 riposi settimanali = 261 giorni. Meno 10 fra ferie, malattia, permessi Cig = 251 giorni. 1.265 diviso 251 = 5,039 morti sul lavoro ogni giorno). Questa media ovviamente si alzerebbe se nei 10 mesi, i giorni di riposo fossero più di uno per settimana, e se, le assenze per ferie, malattia, permessi e Cig, fossero più di 10. Come si può vedere, questa è una stima per difetto, non per eccesso.
La deregolamentazione delle norme di sicurezza, non dichiarata ma subdola condotta da vari governi, viene da lontano. Sicuramente il Jobs Act è stato un salto di qualità. Fino alla “faciloneria” con cui Salvini, ha ideato i “subappalti a cascata”, poi varati dal governo, insieme ad un’ulteriore proroga dei contratti a termine, e il mancato aumento dei controlli ispettivi nella misura in cui erano stati approvati.
Da un appalto al sub appalto, a quello che viene dopo e via. Ad ogni passaggio il padrone, il padroncino, il saltimbanco di turno, cede la commessa in cambio di denaro. L’impresa che poi prenderà la commessa per realizzarla, con la zavorra delle “tangenti” legali in ogni passaggio, fatto salvo il proprio profitto, per “starci dentro”, impiegherà operai (magari in nero) senza o con aleatorie misure di sicurezza, orari “dilatabili”, e salari da fame.
La precarietà del lavoro ed il rischio d’infortunio è più che mai presente in tutte le attività del lavoro manuale, fra le cause una prassi diffusa è quella del padrone che, per velocizzare la produzione, neutralizza salvavita o sistema di sicurezza, per riattivarlo quando arriva l’ispezione. I padroni considerano una spesa a perdere quella per la prevenzione e l’antinfortunistica. Tra uno sciopero generale e l’altro passa troppo tempo, diamogli una sveglia più spesso nelle fabbriche, nei cantieri, nei posti di lavoro. Non solo con lo sciopero a singhiozzo, ma rallentando la produzione e rifiutandoci di fare mansioni, quando non ci convincono dal punto di vista della sicurezza e dell’incolumità. Muovendoci uniti e coprendoci a vicenda possiamo mettere in campo la nostra forza. Al limite meglio rischiare di perdere il lavoro che perdere la vita per il lavoro.
Saluti Oxervator.

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