In Valtellina scricchiola la storica pace sociale. Un segnale per tutti gli operai in Italia
Si sono fermati 2 ore ogni inizio turno dal 28 al 30 giugno e poi programmato altri scioperi dal 3 al 6 luglio. Il 5 luglio l’agitazione è stata sospesa perché l’azienda ha fissato un incontro con i sindacati confederali il 13 luglio pomeriggio; è stata così annullata l’assemblea di tutti i lavoratori prevista per il 7 luglio.
L’azienda vuole prorogare al 2027 le deroghe senza limitazioni di durata e rinnovo dei contratti a tempo determinato, che riguardano soprattutto gli operai “somministrati” (eufemismo in vigore nei media per definire il lavoro precario a chiamata), inoltre rifiuta aumenti del premio di risultato per i prossimi tre anni mentre aumenta generosamente il carico di lavoro agli operai sulle linee.
Una situazione abbastanza comune in questa Italietta dove le aziende intascano maggiori profitti spremendo gli operai con mobilità, pressione sulla produttività e risparmio su aumenti salariali; con una buona mano dal governo che ad esempio rende ancora più facile l’uso, e l’abuso, del lavoro a tempo determinato.
Ma questa agitazione alla Galbusera ha un significato che va molto oltre la mera rivendicazione economica, che gli operai se ne rendano conto oppure no:
– è il primo sciopero negli 85 anni dalla fondazione della Galbusera. Il paternalismo che garantiva la pace sociale, la pace dello sfruttamento, tanto utile al successo dell’azienda, è stato vanificato dall’azienda stessa con la sua ingorda volontà di incrementare i profitti: l’introduzione di operai a tempo determinato ha svuotato il concetto di “famiglia”. Il paternalismo ha gettato la maschera, rimane la realtà del rapporto di sfruttamento tra capitalista e operaio. E quindi, ciascuno faccia il suo! Gli operai uniti sono scesi in sciopero. La direzione ha capito che le vecchie solfe non funzionano più e che deve trattare ma ha preso tempo, non si sa mai che si presenti qualche opportunità negoziale o che si possa trattare dietro le quinte ai danni degli operai. Da quel punto di vista forse non è stato un bene annullare l’assemblea del 7;
-Galbusera è la più grossa concentrazione operaia in Valtellina, per il resto aziendine disseminate in valle e distribuite in diverse tipologie economiche: siderurgiche, meccaniche, alimentari, edili, commerciali, turistiche. Il bracciantato agricolo è poco significativo e si concentra nella raccolta delle mele, soprattutto immigrati stagionali dall’est Europa. Le imprese di cui sopra, spesso profittevoli, si basano su forza lavoro flessibile, docile per un senso ancora contadino di onore del lavoro o più praticamente a causa di relazioni amicali o parentali con gli imprenditori, e sul lavoro in nero.
Quindi una mobilitazione operaia in Valtellina non poteva che capitare in Galbusera, ma può essere l’esempio per smuovere le acque e le menti in valle in un momento che potrebbe essere favorevole ad esercitare rivendicazioni sul padronato teso ad acchiappare guadagni, previsti o sognati, con le prossime olimpiadi invernali.
M.B.
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