Come il governo israeliano giustifica e sostiene il terrorismo dei coloni in Cisgiordania: “Stiamo radicando le nostre radici in ogni parte della terra di Israele e seppellendo l’idea di uno Stato palestinese”, nel silenzio assenso e qualche piccola protesta della comunità imperialista mondiale.
Senza contare Gerusalemme Est, in Cisgiordania vivono tre milioni di Palestinesi. Questi territori “occupati” dal 1967 stanno diventando sempre di più territorio israeliano.
I modi utilizzati dagli israeliani per arrivare a questo sono diversi e integrano il terrorismo dei coloni, coperti dall’esercito, all’attività diretta dello Stato con leggi ad hoc.
I coloni assaltano le case dei palestinesi, distruggono le infrastrutture, deviano i corsi d’acqua, distruggono le coltivazioni. Chi cerca di resistere viene picchiato, arrestato, ucciso.
Il terrorismo serve per spingere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre e le proprie case.
Il silenzio generale a livello internazionale, escluso qualche commento dei cattolici, che sono oggetto di minacce e violenze a loro volta in Palestina, è stato rotto temporaneamente per l’episodio di Qusra, dove da oltre 10 giorni un gruppo di coloni continua ad assediare alcune abitazioni palestinesi per costringere gli abitanti ad andarsene. La cosa ha avuto una certa attenzione perché, tra le case coinvolte, c’è quella di Louai Abu Ridi, cittadino palestinese-americano residente in Ohio, tornato nel villaggio dopo aver seguito per giorni, attraverso le telecamere di sicurezza, quanto accadeva alla sua famiglia e che ha esposto la bandiera americana. Qui l’esercito è intervenuto per contenere i coloni. Era coinvolto un americano e non potevano tirarsi indietro. Ciononostante, i coloni hanno continuato a sostare davanti alle abitazioni palestinesi. Alcune famiglie palestinesi sono però state evacuate.
La scorsa settimana perfino l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha condannato le violenze dei coloni di Qusra, nonostante sia un sostenitore dei coloni.
Centinaia di altri episodi non ricevono la stessa attenzione.
Lo Stato israeliano integra questa pratica attraverso la legge. Smotrich, il ministro delle finanze di Israele, ha proposto misure per agevolare gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, e il parlamento li ha approvati.
Il presupposto di queste misure lo dichiara esplicitamente lo stesso ministro: “Stiamo radicando le nostre radici in ogni parte della Terra di Israele e seppellendo l’idea di uno Stato palestinese”.
Su questa strada, due misure legislative risultano fondamentali: l’abrogazione del divieto decennale sulla vendita diretta di terreni della Cisgiordania, e la declassificazione dei registri catastali locali.
Fino ad ora, i coloni potevano acquistare case solo da società registrate su terreni controllati dal governo israeliano. Ora possono farlo direttamente dai palestinesi e, rendendo pubbliche le identità dei proprietari palestinesi, d’ora in poi coloni e società immobiliari potranno prendere di mira individui specifici esercitando pressioni per forzarli a vendere i propri terreni.
Un’altra misura impone ai palestinesi dell’area C, sotto diretto controllo israeliano, l’onere di fornire la prova di possedere le loro terre (via documentazione ottomana, britannica o giordana) e di averle coltivate continuativamente durante l’ultimo decennio. I terreni di cui non è stata provata la proprietà saranno automaticamente registrati come «terre statali» israeliane.
Nel piano di Smotrich, alla fine, solo il territorio di 6 città palestinesi rimarrà “libero”, ma completamente isolato dal resto della Cisgiordania. Organizzato sulla base delle differenze ormai stantie tra clan palestinesi, che gli israeliani fanno di tutto per ripristinare contro la tendenza unificante della Resistenza. Sei nuovi campi di concentramento come Gaza, dove i palestinesi non potranno sopravvivere senza aiuti.
Smotrich ha presentato il suo piano come positivo anche per i palestinesi, finalmente cittadini di uno Stato “moderno e democratico”. Chi non avrebbe accettato con gioia questa soluzione se ne doveva andare. Con la pratica dell’espropriazione portata avanti da coloni ed esercito, questi nuovi cittadini saranno poveri e senza proprietà, disponibili a vendere solo le “proprie braccia”, nella migliore tradizione della moderna società capitalistica.
Rispetto a questa situazione i palestinesi continuano a resistere. Hanno la solidarietà di tutti gli strati bassi della popolazione mondiale, ma nessun sostegno dagli Stati, compresi quelli arabi, a parte qualche vuota dichiarazione di circostanza senza conseguenze pratiche.
Anche l’ANP, la cosiddetta autorità nazionale palestinese, è un loro nemico dichiarato. Corrotta e collaborazionista. Evita le elezioni da 20 anni. Gestisce i fondi pubblici e gli aiuti stranieri per arricchire i suoi accoliti. Collabora con Israele per reprimere i palestinesi che si ribellano.
Brutta situazione per i palestinesi. Ma lo strapotere di Israele, cane da guardia dell’occidente in Asia e Africa, non durerà in eterno. Se la crisi che investe i capisaldi del capitalismo, America ed Europa, continua a scavare e la loro supremazia andrà definitivamente in crisi, i primi a pagarne le conseguenze saranno gli israeliani.
F. R.