Il sindaco di Sesto San Giovanni (MI) fa la guerra ai poveri. I prezzi degli affitti sono insostenibili e la soluzione del Comune è sfrattare chi non paga. Al lavoro ufficiali giudiziari e poliziotti. Questa volta è arrivata prima la disperazione, l’inquilino si è gettato dal sesto piano. Non hanno fatto in tempo a sfrattarlo.
Caro Operai Contro, ha lasciato un biglietto: “Non ce la faccio più”, poi si è lanciato dal sesto piano. La pattuglia della polizia con in testa l’ufficiale giudiziario erano arrivati per eseguire lo sfratto esecutivo. Il pensionato di 71 anni Letterio Buonomo detto Lillo colpevole di essere povero, con l’affitto arretrato, la luce gliel’avevano già tagliata, ha deciso di farla finita.
La tragedia potrebbe sembrare individuale, ma a Sesto San Giovanni città metropolitana di Milano, gli sfratti sono una costante scatenata dagli affitti sempre più alti, un’esasperazione che stavolta è purtroppo finita con il suicidio.
Il sindaco leghista R. Di Stefano, si affretta a dire: “Non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato”.
Quanto sia “elevata” una pensione di chi lavorava come custode, lo può dire solo chi non sa cosa voglia dire pagare l’affitto e vivere a Milano.
E poi il sindaco di Sesto sa benissimo che proprio il governo Meloni azzerò i fondi per morosità incolpevole e per i contributi agli affitti, spingendo in tal modo alla soluzione degli sfratti.
Quindi di quali fondi parla il sindaco di Sesto?
L’amministrazione comunale di Sesto può vantare diversi trofei nella guerra ai poveri per sbatterli in mezzo alla strada, e nell’attacco agli spazi Welfare negli ultimi anni, nonché sfratti per centri sociali e associazioni operaie, arrivando a presidiare con le forze dell’ordine, intere zone della città, per condurre forzatamente le operazioni di sgombero.
Gli sfratti pendenti a Sesto sono 500, con un patrimonio comunale di 800 case popolari, più 100 appartamenti vuoti. Per il Sicet, (sindacato inquilini) nella città metropolitana di Milano, Sesto compreso, la stima è di 10 sfratti esecutivi al giorno. Nell’ultimo bando di case popolari, sono stati assegnati 500 alloggi a fronte di 17mila richieste.
Dell’attacco al Welfare è un esponente dell’Unione inquilini a fare un paio di esempi: “Il Comune ha venduto la Casa Albergo, 120 sfratti da una realtà che per più di 30 anni ha ospitato anziani, persone con disabilità, migranti, mamme con figli”.
E ancora: “il Residence Puccini che per anni ha accolto famiglie in difficoltà, grazie a delle sublocazioni del Comune. Finchè questa amministrazione ha smesso di versare il suo contributo, ha fatto di tutto per far sfrattare le 7 famiglie con 20 minori che ci vivevano”.
Oggi il Welfare del Comune di Sesto S. Giovanni va avanti con 4 dipendenti, e questo dice tutto per una città di 80mila abitanti.
I recenti dati del ministro dell’Interno, assegnano alla Lombardia amministrata dalla destra con Fontana come governatore, il primato della regione col maggior numero degli sfratti. L’aumento delle richieste di esecuzioni di sfratto presentate dagli ufficiali giudiziari, in Lombardia sono aumentati del 61,51% (2024 su 2023). Nello stesso periodo a Milano gli sfratti sono stati 14.084, pari a più 34%.
Il sindaco di Sesto, come ha detto che a Lillo il pensionato suicidatosi non spettavano gli aiuti per “morosità incolpevole”, dovrebbe dire quanti ne usufruiscono a Sesto e in che misura, visto che come detto, il governo Meloni aveva azzerato questo fondo.
Saluti Oxervator.
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