Nel distretto tessile più grande d’Europa per conquistare un rapporto di lavoro regolare gli operai devono sostenere lotte dure, respingere le aggressioni dei padroni, la noncuranza delle istituzioni. Le organizzazioni sindacali ufficiali non se ne occupano. Organizzata dal Sudd Cobas è partita una nuova ondata di scioperi.
Caro Operai Contro, ancora una volta a Prato nel distretto tessile più grande d’Europa, con 7mila piccole e micro aziende, oltre 44mila addetti, gli operai, che sono la stragrande maggioranza, hanno rimesso in moto insieme al sindacato Sudd Cobas “le giornate di sciopero”.
Un’iniziativa già sperimentata, contro sfruttamento selvaggio e condizioni d’insicurezza della forza lavoro, in gran parte immigrata, in subappalto nella filiera del made in Italy della moda, la cui autentica “griffe” di modernità, sta nel produrre merci in condizioni di schiavitù.
In questi giorni la programmata nuova ondata di scioperi e presidi è partita con risultati positivi, nei ben 7 picchetti organizzati in quest’area industriale di laboratori, attività di confezioni, stamperie, stirerie.
Scioperi e picchetti che hanno avuto il sostegno e la solidarietà di un centinaio di operai, già passati attraverso dure lotte e scontri con squadracce di picchiatori mandati dai padroni, ottenendo un regolare contratto di lavoro dell’artigianato.
“ Nulla di straordinario” direbbe chi guarda agli operai con distacco dall’alto in basso, facendo osservare che comunque i salari sono bassi. Questo è vero, non superano 1.200 euro al mese. Ma almeno senza più dover spaccarsi la schiena lavorando 12 ore al giorno, spesso 7 giorni su 7. Anche di questo bisogna tener conto, nelle lotte coriacee ed esemplari che hanno, al tempo stesso, contribuito ad estendere un legame sodale e diretto tra le attività in quell’area, come i 193 giorni di presidio permanente alla stireria L’Alba di Montemurlo.
La solidarietà sul campo, da parte degli operai che già hanno ottenuto concreti risultati dalla mobilitazione, ha rafforzato la fiducia e la determinazione negli operai attualmente impegnati in vertenze, consapevoli gli uni e gli altri che il padrone, appena dovesse calare il livello di lotta e vigilanza, è sempre pronto a riprendersi ciò che ha dovuto cedere davanti alla lotta risoluta.
Insieme più forti e determinati, anche nel rivendicare la messa in regola dei numerosi operai senza permesso di soggiorno, più ricattabili per il lavoro irregolare. Una mobilitazione solidale da parte di chi ha già sperimentato la propria forza ed ora, mettendosi a disposizione di analoghe situazioni di lotta, si rafforzano a vicenda.
La mobilitazione operaia mette in luce anche i limiti degli ispettori del lavoro. I quali multano le aziende fuori norma, ma il giorno dopo in produzione tutto resta come prima.
Il marchio “Piazza Italia”, con catene di negozi annessi, è stato commissariato dalla procura perché affidava grosse commesse di confezioni a 2 aziende dove la regola era lo sfruttamento senza limiti. Bisognerà attendere tutto il percorso della procedura per capire come e in che misura cambieranno le cose per gli operai addetti.
In 12 aziende le ultime ispezioni hanno trovato 32 operai su 90 senza un regolare contratto, in nero e senza contributi, 3 di loro senza permesso di soggiorno più ricattabili. La procura di Prato è intervenuta chiamando in causa i responsabili in cima alla filiera, ovvero i nomi dei “grandi” marchi.
Anche tra la forza lavoro in regola sono migliaia che pur di avere un salario, subiscono ricatti. “Le giornate di sciopero” muovono proprio dalla considerazione che nel distretto della moda pratese, dilagante all’area fiorentina e pistoiese, con un export di oltre 2 miliardi di euro l’anno, è ancora forte la presenza del lavoro irregolare e dello sfruttamento selvaggio.
Saluti Oxervator.
Comments Closed