SE COMMEMORARE LA RESISTENZA AGLI OPPRESSORI HA ANCORA UN SIGNIFICATO

Perchè è stato necessario ed inevitabile cacciare la Brigata Ebraica fuori dal corteo del 25 Aprile a Milano

Perchè è stato necessario ed inevitabile cacciare la Brigata Ebraica fuori dal corteo del 25 Aprile a Milano

Il 25 Aprile non è una sfilata per governi complici e per inneggiare a governi, che stanno oggi assassinando un popolo intero, quello palestinese. Le piazze di Milano e Roma hanno dato una lezione di dignità proletaria e antifascista, respingendo chi, con la scusa della memoria, vorrebbe sdoganare la storia imperialista dello Stato d’Israele.
Gli incalliti provocatori della brigata ebraica hanno tentato, come ogni anno, di infestare il corteo di Milano. Si presentano con le bandiere del loro Stato genocida, pretendendo di sfilare nel giorno della liberazione dal nazi-fascismo con l’arroganza di chi si sente intoccabile. La loro narrazione sarebbe solo patetica, se non fosse prima di tutto criminale: usano il dramma delle vittime della Shoah per coprire i crimini che lo Stato di Israele compie sistematicamente da oltre 70 anni.
Usano la “patente” di perseguitati di un tempo per legittimare il corso storico del loro Stato genocida che fonda la sua esistenza su stragi, guerre, crimini, apartheid, occupazione abusiva e sfruttamento. Vorrebbero passare ancora per “verginelle” approfittando del 25 aprile. Dalle ceneri del secondo conflitto mondiale, con l’appoggio e il sostegno degli Stati imperialisti occidentali, hanno imposto il loro regime teocratico nelle terre palestinesi con il terrore, l’occupazione sistematica dei territori degli autoctoni e la distruzione del poco che possiedono. Il progetto della “Grande Israele” avanza tra le macerie del Libano e della Cisgiordania, mentre a Gaza hanno pianificato uno sterminio di massa. I manifestanti milanesi hanno risposto a questa gentaglia che sventola bandiere sporche del sangue di migliaia di innocenti nell’unico modo possibile: li hanno cacciati. Hanno buttato fuori chi voleva trasformare le celebrazioni della liberazione in una legittimazione del colonialismo sionista. Sebbene chi scelga la causa dell’emancipazione operaia, di quell’avvenimento, dovrebbe ricordare ciò che si conquistò tanto quanto quel che non si conquistò. Il 25 aprile del ‘45 si affermò la liberazione dall’occupazione dell’esercito nazista e la fine del regime delle canaglie fasciste, ma non fu liberazione dal sistema di sfruttamento capitalistico che per gli operai è proseguito sotto altre forme politiche. Eppure, tanti degli operai insorti ambirono confusamente, anche nei mesi successivi a quella fatidica data, ad una liberazione di classe e si impegnarono affinché la situazione politica nel nostro paese prendesse un’altra piega, quella rivoluzionaria, ma non andò così.
I provocatori filo israeliani non agiscono nel vuoto. Sono protetti dai vertici istituzionali del nostro Stato anzitutto, e poi dal governo in carica, che con Netanyahu condivide affari, armi e strategie repressive. Ma sono protetti anche da quella galassia di interessi economici e politici che attraversa i campi larghi del centro-sinistra. Da Renzi a Calenda, a Emanuele Fiano. Quest’ultimo presente al corteo con la sua associazione Sinistra per Israele, un organismo che riceve linfa e direttive direttamente dal governo di Tel Aviv.
La provocazione serve ai “Melones” per ribaltare la realtà: “Visto? Non è vero che non ci interessa il 25 aprile. Noi vorremmo esserci, ma gli antifascisti sono antidemocratici e violenti”. È il gioco sporco della destra missina: usare la presenza dei sionisti per gridare all’intolleranza dell’antifascismo militante.
Il tentativo di avvelenare i pozzi della Storia è partito dall’alto. Il presidente del Senato La Russa aveva preparato il terreno qualche giorno prima del 25 aprile, equiparando le vittime della Resistenza partigiana agli ultimi scherani trincerati a Salò. Mettere tutti nello stesso calderone, i difensori della dittatura fascista e i suoi oppositori, vittime e carnefici, oppressi e oppressori, serve a un unico scopo: annullare il significato politico del 25 aprile, più di quanto non lo sia già adesso, spogliarlo del suo valore antagonista e militante, con un’esplicita finalità revisionista, dove il collaborazionismo fascista è equiparato al sacrificio di chi è morto per non vivere sotto una dittatura aperta.
Se a Milano la provocazione è stata politica, a Roma è diventata squadrismo puro. Un esponente della cricca sionista ha teso un vero e proprio agguato a due manifestanti dell’ANPI. Mentre questi uscivano dal corteo con il fazzoletto partigiano al collo, proprio un giovane dell’area della brigata ebraica ha aperto il fuoco con una pistola ad aria compressa.
Ecco la violenza legittimata dal governo Meloni: il silenzio dei palazzi del potere su questo episodio dice tutto. Non sentirete parlare di “facinorosi” o di “attacco alla democrazia” quando a sparare sono i loro amici, i complici di Netanyahu in Italia. Sono i loro giannizzeri, incaricati di creare terrore per difendere gli interessi dell’asse Roma-Tel Aviv che si regge sugli interessi economici dell’area atlantica e sulla produzione bellica per l’avanzata della Grande Israele.
A Milano si è avuta dimostrazione che i fatti storici della Resistenza, pur nelle tante contraddizioni di classe, sanno parlare alle nuove generazioni indicando anche esempi concreti di lotta ed altri che si dovranno compiere e che diventano sempre più urgenti, contro il governo dei padroni, contro l’imperialismo e contro i loro servi sionisti.
A.B.

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