LA PRESA IN GIRO DEL SALARIO GIUSTO

Quanto vale un salario giusto? Quello contrattato dalle organizzazioni più rappresentative dei sindacati e dei padroni - dicono. Ma come si calcola? Come si ottiene? E chi non ha il contratto nazionale deve fare  le solite cause decennali. Tutto per non stabilire un salario minimo che,  anche se poca cosa, almeno è determinato per legge.

Quanto vale un salario giusto? Quello contrattato dalle organizzazioni più rappresentative dei sindacati e dei padroni – dicono. Ma come si calcola? Come si ottiene? E chi non ha il contratto nazionale deve fare le solite cause decennali. Tutto per non stabilire un salario minimo che, anche se poca cosa, almeno è determinato per legge.

Caro Operai Contro, anche quest’anno il governo Meloni ha cercato di inquinare la giornata del 1° Maggio. Stavolta la sortita è costituita dallo sproloquio “salario giusto”, contenuto nel decreto lavoro approvato per l’occasione. La solita operazione-propaganda, a copertura e continuità di una condizione operaia sempre più penalizzata.
“Salario giusto” non inteso come salario che almeno tenga il passo col carovita. Nemmeno inteso come eventuale sinonimo di “salario minimo”, che per il giuslavorista Enzo Martino, oggi dovrebbe essere almeno di 12 euro l’ora.
Per il governo Meloni, è “salario giusto” purché a prescindere dal suo importo, rientri nei contratti nazionali firmati dai sindacati “comparativamente” più rappresentativi, come se questi (Istat: meno 7,8% salario reale rispetto il 2021) non fossero salari da fame! .
Inoltre a questo punto, coerenza vorrebbe che il governo con questo decreto, avesse disconosciuto e sanzionato i fautori dei contratti pirata, e dichiarati questi, illegali. Contratti che impongono salari e condizioni di lavoro ancora più schiavistici! Invece questi, spesso firme del made in Italy, col beneplacito del governo, possono continuare ad assumere e pagare la forza lavoro, anche ad un livello più basso di ciò che i “melones” definiscono “salario giusto”.
Rimane quindi tutta una messa in scena per regalare (sotto forma di sgravi fiscali) 964 milioni alle aziende, per rifinanziare vecchi bonus per assumere lavoratrici svantaggiate, giovani under 35 e personale impiegato nella Zona economica speciale del Mezzogiorno.
La presa in giro del “salario giusto”, era stata preannunciata come “più tutele nei contratti e per i Rider”.
Ma il giorno prima della sua presentazione, temendo di mandare sul lastrico i padroni, il governo ha rimosso dal decreto-propaganda, l’unico punto che avrebbe potuto essere una piccola novità a favore dei salari: l’automatismo della retroattività degli aumenti salariali che vengono stabiliti nei rinnovi contrattuali. Retroattività che attualmente viene retribuita solo in piccola parte, poiché viene liquidata in busta paga con un “una “tantum”, e non corrisponde mai all’aumento contrattuale mensile, moltiplicato per il numero dei mesi trascorsi tra la scadenza del contratto e la firma di quello nuovo. Se non cancellata questa norma avrebbe se non altro spinto i padroni a essere più puntuali nei rinnovi contrattuali, per non dover sborsare arretrati.
Per i Riders e i lavoratori delle piattaforme digitali, il decreto lavoro 1° Maggio rimanda ancora indietro al falso dilemma se si tratti di lavoro subordinato o lavoro autonomo. Anche qui il governo Meloni ha preferito mettere la testa sotto la sabbia facendo finta di non vedere ciò che è successo: con lotte e battaglie legali dei diretti interessati, 2.500 ciclofattorini della piattaforma Just Eat, a differenza di altre piattaforme, sono stati assunti con contratto di lavoro dipendente dal 2021, contratto rinnovato a febbraio di quest’anno.
Un Rider dipendente di Just Eat, a tempo pieno da 39 ore guadagna circa 1.750 euro lordi al mese, mentre un part-time da 30 ore, il più diffuso, arriva a circa 1.500 euro sempre lordi. Il contratto include poi tredicesima, quattordicesima, ferie, permessi, maternità, malattia, copertura per infortuni e contributi previdenziali. La Meloni con il tanto decantato decreto del primo maggio ha dato ai Rider solo parole, complicate norme difficilmente applicabili, poteva invece generalizzare per legge l’obbligatorietà del rapporto di lavoro dipendente sulla base di contratti nazionali in essere. Non sarebbe stato niente di sconvolgente ma una condizione minima dal quale partire per mettere ordine alla giungla del lavoro disperso.
Ma evidentemente ciò non piace al governo Meloni, poiché non piace ai manager delle piattaforme che non vuol inimicarsi, a questi serve una forza lavoro sotto ricatto di un salario a cottimo legato al numero delle consegne, considerando anche il tempo di inattività forzata, ma che bisogna “stare a disposizione” per una montagna di ore al giorno. Ma come i ciclofattorini di Just Eat insegnano il problema può essere affrontato solo dalla lotta collettiva, non dai decreti propaganda di un capo del governo, pugile suonato.
Saluti Oxervator

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