SEGNALI DI FUOCO

Attorno a Stellantis di Melfi, sia nello stabilimento centrale che nell’indotto, sta venendo in luce un nuovo interessante fenomeno, la ricerca degli operai di una loro autonoma iniziativa per resistere alle scelte dei manager industriali che li vogliono o licenziati o spremuti come limoni fino allo sfinimento fisico.

Attorno a Stellantis di Melfi, sia nello stabilimento centrale che nell’indotto, sta venendo in luce un nuovo interessante fenomeno, la ricerca degli operai di una loro autonoma iniziativa per resistere alle scelte dei manager industriali che li vogliono o licenziati o spremuti come limoni fino allo sfinimento fisico. Le cronache delle assemblee dentro Stellantis riportano di una rabbia operaia che chiede conto ai delegati sindacali ed ai funzionari della loro assenza quando sulle linee non ce la fanno più. Alla PMC dell’indotto ormai è d’uso che sono gli operai stessi ad emettere comunicati sullo stato della lotta, sui risultati inconcludenti degli incontri al ministero, sulla necessità di resistere. Anche qui i dirigenti sindacali sono tenuti sotto verifica per le loro azioni nei tavoli romani. Ancora in Stellantis la denuncia degli operai della riduzione degli addetti sulle linee a parità di produzione e la critica alla commissione sindacale che fa solo parole e nessuna iniziativa pratica per fronteggiare la situazione. I capi sindacali si sono troppo compromessi con le direzioni aziendali ed oggi non riescono più ad essere per gli operai della gente credibile. Gli operai che vogliono difendersi sono costretti a cercare fra loro stessi una nuova forza collettiva e dei nuovi capi che la rappresentino. Gli ultimi resoconti da una delle concentrazioni operaie più importante del meridione, quella attorno a Melfi, dicono che ci si sta muovendo in questa direzione. Riportiamo tre articoli che raccolgono testimonianza dirette che possono servire per impostare anche per la crisi dell’Elettrolux un rapporto critico con un gruppo dirigente sindacale reduce di mille compromessi a perdere senza aver mai condotto una lotta radicale, un nuovo modo di lottare che blocchi fabbriche e città, che metta tutti i padroni e i loro rappresentanti politici di fronte al dilemma: conviene per il prezzo politico e sociale da pagare, in caso di una ribellione, licenziare migliaia di operai con tanta arroganza come se niente fosse?


Pmc Melfi, gli operai in presidio da 7 mesi: Vogliamo vedere il piano di riconversione

Da basilicata24.it del 13 maggio 2026

I lavoratori vivono dal 13 ottobre 2025 sotto una tenda davanti ai cancelli della fabbrica: la lotta continua fino a quando non ci saranno risposte tangibili

Sono passati esattamente sette mesi da quel 13 ottobre 2025, giorno in cui decine di operai si sono ritrovati, improvvisamente, in mezzo alla strada. Da allora, l’asfalto davanti ai cancelli della fabbrica non è più solo una strada, ma il simbolo di una lotta collettiva che non accenna a fermarsi.
213 giorni sotto la “Tenda della Resistenza”.  A parlare sono i lavoratori della Pmc di Melfi in presidio permanente davanti ai cancelli della fabbrica.
“Per 213 giorni, -proseguono- abbiamo presidiato il sito industriale, affrontando l’autunno e l’inverno all’interno della “tenda della resistenza”. Una scelta di campo netta: nessuna richiesta di favori personali, ma la rivendicazione di una soluzione collettiva che garantisca lavoro e futuro per tutti.
Abbiamo scelto la dignità della lotta, non siamo andati a bussare ai piani alti per scorciatoie. L’obiettivo è sempre stato e rimane uno solo: un lavoro e una prospettiva per ogni singolo lavoratore coinvolto. L’incognita del piano industriale: “Vogliamo i fatti”.
Il prossimo 8 giugno è fissato un nuovo incontro decisivo al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). La nostra richiesta -sottolineano gli operai-è chiara: basta parole, servono certezze. A verbale risulta l’esistenza di un piano di riconversione industriale, descritto come un progetto concreto e non come una vaga ipotesi. Tuttavia, a oggi, tale documento resta avvolto nel mistero”.  I lavoratori evidenziano in proposito “mancanza di trasparenza: il piano non è ancora stato visionato dai lavoratori. Persino le sigle sindacali sembrano non aver avuto accesso ai dettagli del progetto”.
E poi aggiungono ci sono i “nodi da sciogliere: restano le incognite su tempi, modalità di riassorbimento e, soprattutto, sulla garanzia dei livelli occupazionali”. Per questi “la lotta continua”.-assicurano-  il presidio non si scioglierà fino a quando non ci saranno risposte tangibili. Gli operai ringraziano tutti quelli che hanno portato la propria solidarietà in questi mesi difficili. “Vedremo se l’8 giugno questo piano uscirà finalmente allo scoperto. Fino ad allora, noi non ci muoviamo. Resisteremo come abbiamo fatto durante questi sette mesi trascorsi”.


Stellantis, Melfi: “Dove siete quando vi chiamiamo sulla linea?”

Da basilicata24.it del 8 maggio 2026, di Eugenio Bonanata

Il messaggio urlato ai sindacati da un operaio nell’assemblea di mercoledì. Emerge disaffezione verso le sigle di categoria. Ecco perchè

Non c’erano tantissimi operai nelle assemblee convocate dai sindacati di categoria mercoledì scorso a San Nicola di Melfi. Dalle 12 alle 13:30 per il primo turno, dalle 14 alle 15 :30, per il secondo. “Preferiscono andare a mangiare”, era la battuta che circolava in sala a ora di pranzo.
Eppure tra gli operai Stellantis presenti qualcosa si è mossa. Chi era presente racconta di un lavoratore che avrebbe atteso il suo turno per poi tirare fuori una rabbia evidentemente accumulata da tempo. “Dove siete quando vi chiamiamo?”, avrebbe urlato all’indirizzo di rappresentanti e segretari. “Dove siete quando la linea corre veloce, noi le corriamo dietro come matti, e non si si riesce proprio a lavorare?”. L’attacco sarebbe durato qualche minuto. E a incentivare quelle parole gli applausi dei colleghi. Avrebbe anche detto: “Ora le cose vanno ‘così così’ perchè si lavora solo 3 giorni a settimana, ma con questi ritmi pazzeschi se si dovesse operare davvero 5 giorni a settimana, vedrete che in molti sfutteranno ogni legge possibile per mettersi in malattia e per evitare ritmi di lavoro che non consentono neanche di fermarsi un attimo o sbagliare un’operazione”. Questo, in sintesi, il senso dell’intervento, stando a quanto ci è stato raccontato. Davanti a parole così nette le sigle avrebbero tergiversato. Si sarebbero prima guardate attorno incassando il colpo. Poi una delle risposte sindacali, sarebbe stata che i tempi sulla linea sono misurati non in loco, ma “in Turchia”. Una risposta che lascerebbe ancora più basiti, proprio quanto una palla tirata in tribuna.
Disaffezione ai sindacati? Ecco perché… Ci sarà un motivo, giusto o sbagliato che sia, se la stragrande maggioranza degli operai, a Melfi, vive e vede la classe sindacale con una certa freddezza. Ed è lo stesso motivo per cui non si partecipa in massa nè alle assemblee nè alle (poche) mobilitazioni organizzate negli ultimi anni. Il motivo sta tutto nella gestione delle vertenze, dall’arrivo di Stellantis. Quando in molti segnalavano, anche su questo giornale, che stavano “smontando” una linea a San Nicola di Melfi (era la primavera del 2021), i rappresentanti dei lavoratori facevano spallucce. “Non vi preoccupate, si lavorerà lo stesso”, dicevano. E quando Stellantis (giugno 2021) lanciò i primi incentivi all’esodo, loro firmarono. E non fa niente se i primi ad essere mandati a casa furono i giovani del job act. Mica puntava sui giovani lucani, Stellantis! Ma poi è giunto il momento dei più attempati. Lentamente. Finchè ora, dopo 5 anni, sono quasi 3mila gli operai che si sono già licenziati su 7200 totali. Il numero sarà ancora maggiore a fine anno, con le nuove 425 fuoriuscite incentivate. Una fabbrica sventrata. E un modello di lavoro che sta piegando le reni ai pochi sopravvissuti (sulla linea).


Stellantis, Melfi: da oggi ancora meno persone sulla linea

Da basilicata24.it del 12 maggio 2026, di Eugenio Bonanata

Lo prevede il nuovo mix produttivo. “Ne aggiungono 5 e ne tolgono 7, ci prendono in giro”, avverte un operaio

“Non vi preoccupate, non vi preoccupate, che sistemeremo le cose”, dicevano solo la scorsa settimana i rappresentanti sindacali agli operai che chiedevano più personale in linea per evitare corse infernali, ogni giorno. Infatti da oggi parte una nuova organizzazione sulla linea, annunciata dall’azienda. Ma sullo schema che abbiamo visionato, per un paradosso aritmetico, ad ogni aggiunta di personale al lavoro, segue un segno meno, anzi due persone in meno. Sempre aritmetica alla mano, contando i + e i -, tra i vari reparti, si trovano 2 unità in meno.
“Non so se ci vogliono prendere in giro – ironizza un lavoratore – ma + 5 – 7 fa sempre -2, quindi invece di inserire forza lavoro l’hanno tolta”. In soldoni, quindi, aggiunge la fonte, “vuol dire che dove prima c’erano due persone a fare le operazioni sulla catena, da oggi ne troveremo solo una. Giocano sempre a sottrarre, mai ad aiutarci davvero”. Dal canto loro, però, i rappresentanti dei lavoratori, e nello specifico la Commissione Organizzazione e Sistemi di Produzione (Fim, Uilm e Fismic) fa sapere che è tutto sotto controllo.  Nello spiegare “i cambi organizzativi” derivanti dal “cambio produttivo, meno modelli Mhev e più Phev” l’apposita Commissione sindacale ha tenuto però a precisare che continuerà a monitorare.
“Come organizzazione sindacale – viene annunciato in un messaggio agli operai – abbiamo ribadito l’importanza di rendere ufficiali le saturazioni e le attività di ogni singola postazione per garantire condizioni di lavoro sostenibili”. E ancora: “A partire da martedì (oggi, n.d.r.) effettueremo verifiche sul campo a cui potrebbero seguire nuovi incontri con l’azienda”. Cumuli di parole per non dire in modo diretto che da oggi ancora meno operai saranno al lavoro. Chi opererà dovrà fare il suo e quello di chi manca, per decisione aziendale. Meno operai al lavoro, più persone in Cassa integrazione. Paga lo Stato.
Un pezzettino alla volta, oltre all’Indotto, viene giù anche la fabbrica madre (Stellantis). Sempre meno, sempre meno. Così si sventra un sito produttivo. “Verificheremo”, dicono i membri della Commissione sindacale, mentre la ‘nave’, lentamente, perde l’equipaggio. In 5 anni, – 3000 operai all’appello, fuggiti con le fuoriuscite incentivate dall’azienda. E l’esodo continua anche nel 2026: -425 su base “volontaria” entro il 31 dicembre. Il sito si sta dimezzando. Occhi puntati, nel frattempo, sul nuovo Piano industriale di Stellantis, che sarà svelato in occasione dell’Investor day, previsto vicino Detroit (Michigan, Usa), il prossimo 21 maggio.

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