L’aumento dei nuovi posti di lavoro è pura e semplice propaganda, coperta dall’Istat che rimaneggia i dati secondo convenienza governativa. Sono invece reali l’incremento delle ore di cassa integrazione e la diminuzione del potere di acquisto dei salari degli operai e degli stipendi degli impiegati di basso livello.
Un milione di nuovi occupati. È questo uno dei cavalli di battaglia del governo Meloni, quello che più di altri certificherebbe la bontà del suo operato rispetto ai governi precedenti. Perché, in via teorica, occupazione significa reddito e reddito implica benessere. Meloni e i suoi ministri vantano l’aumento di un milione di nuovi occupati nell’arco di quasi quattro anni di governo. I figliocci di Berlusconi avrebbero raggiunto il mitico milione di nuovi posti di lavoro che il proprietario di Mediaset più volte aveva promesso come moneta di scambio elettorale per diventare presidente del consiglio! Meloni rivendica che il risultato di cui è più orgogliosa è proprio il raggiungimento di questo obiettivo strategico, che sarebbe testimonianza di un grande balzo in avanti dell’economia italiana e quindi la prova del grande valore della politica economica del suo governo. Anzi, il 1° maggio di quest’anno ha annunciato oltre 1,2 milioni di occupati in più dall’inizio della legislatura (settembre 2022), vantando record storico di occupazione, calo della precarietà e tasso di disoccupazione ai minimi. E Meloni trova una spalla autorevole nell’Istat, l’Istituto nazionale di statistica che, istituzionalmente al servizio della borghesia e dei suoi governi, ha presentato a marzo dati secondo i quali negli ultimi anni in Italia è aumentato il numero degli occupati, raggiungendo nuovi record, e in particolare la disoccupazione è calata al 6% e il tasso di occupazione è salito al 63%.
Di fronte alle acrobazie propagandistiche di Meloni e dei suoi ministri il semplice operaio fatica a orientarsi e capire. Davanti ai dati snocciolati da un ente, l’Istat, che si presenta al di sopra delle parti e appare indiscutibile, egli si trova ancora di più in difficoltà. Eppure, a guardarci bene dentro, il milione di nuovi occupati è solo un castello di carte, una delle tante menzogne su cui si regge impunemente da quattro anni il governo Meloni.
Questo presunto milione di nuovi posti di lavoro è costituito in gran parte, se non tutto, da posti fantasma. Occorre ricordare, in primo luogo, che viene considerato occupato chi svolge anche solo un’ora di lavoro retribuito alla settimana. Quanti sono gli operai che lavorano poche ore alla settimana o al mese e trascorrono tutti gli altri giorni in cassa integrazione? Tantissimi, ciò è esattamente quanto accade negli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto e di Cornigliano e in quelli di Stellantis di Pomigliano d’Arco, Melfi e Cassino e in tante altre fabbriche. Quanti sono i braccianti, italiani e stranieri, che riescono a lavorare solo 51 o poco più giornate all’anno, il numero minimo per avere accesso all’indennità di disoccupazione agricola? Quanti sono i nuovi occupati che prima dell’insediamento del governo Meloni erano percettori del reddito di cittadinanza e poi si sono dovuti piegare a lavori precari, spesso senza contratto e solo a tempo determinato, legale o illegale che sia, per riuscire a sopravvivere?
Entrando poi nello specifico dei dati statistici sull’occupazione forniti dall’Istat e analizzandoli per fasce di età si scopre che nell’ultimo anno è realmente cresciuto solo il numero degli occupati con più di 50 anni, ma non per effetto della creazione di nuovi posti di lavoro, bensì del fatto che gli italiani vanno in pensione sempre più tardi. In pratica il numero di lavoratori oltre i 50 anni che è aumentato corrisponde semplicemente al numero di quei lavoratori che prima sarebbero andati in pensione ma adesso risultano ancora in attività, facendo crescere il tasso di occupazione. Invece i lavoratori giovanissimi, fra i 15 e i 24 anni, sono calati di 36.000 unità e quelli fra i 35 e i 49 anni sono diminuiti di 160.000. Per i giovani resta difficile trovare un lavoro stabile. Basta pensare che fra i 25 e i 34 anni ci sono un milione e mezzo di giovani inattivi, che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro.
Dire quindi come fa la presidente del consiglio che grazie al suo governo è stato creato un milione di nuovi posti di lavoro è pura e semplice propaganda coperta dai dati Istat costruiti all’occorrenza.
L.R.
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