DALLA PANDA ALL’ELETTRICO: SCHIAVI IERI E SCHIAVI DOMANI

“Oggi mi vengono in mente un po' di numeri ed essi parlano chiaro molto più di me; non si possono manipolare, e la memoria degli operai non si cancella”. Un operaio Stellantis Pomigliano

“Oggi mi vengono in mente un po’ di numeri ed essi parlano chiaro molto più di me; non si possono manipolare, e la memoria degli operai non si cancella”. Un operaio Stellantis Pomigliano

Nel 2007, Pomigliano era ancora una fabbrica viva: circa 5.000 lavoratori.
Fu l’ultimo anno in cui si videro assunzioni vere, l’ultimo anno in cui si vide qualcuno entrare e non uscire.
Da lì in poi, per l’appunto, solo uscite; cassa integrazione; solidarietà; incentivi; ricatti e “catene”. Eppure ci dicevano che il futuro era assicurato; che ci sarebbe stata la piena occupazione; che ci sarebbero state assunzioni; che ci sarebbero stati stipendi tedeschi e premi ….., parole, parole soltanto parole.
Nel 2011/2012: la Panda, la Newco e la verità scritta sui muri.
Quando arrivò la Panda, nel 2011, ci raccontarono che Pomigliano sarebbe rinata.
La realtà era un’altra: 4.600 addetti, di cui oltre 4.300 in cassa integrazione.
I sindacati di base lo scrissero senza paura: “Panda: 4.600 schiavi in mano” All’epoca qualcuno li accusò di esagerare e li derisero. Oggi, guardando com’è andata, possiamo dirlo urlando che avevano visto lungo, avevano ragione perché effettivamente siamo diventati molto di più schiavi di come già non lo fossimo prima. Ritmi impossibili; pause ridotte; pressioni continue; ammortizzatori sociali eterni; insomma altro che futuro “roseo”.
Dal 2012 al 2026 ben quindici anni di piani industriali “fantasma”; quanti ne abbiamo sentiti? Quante macchine dovevano essere prodotte a Pomigliano e non se ne è vista nemmeno una? Su tutte la Grande Panda portata in Serbia dove lì i colleghi possono essere trattati, se è possibile, ancora peggio rispetto a noi. Ad ogni annuncio una promessa; tante parole; tante slide illustrate; tante conferenze stampa; ma i fatti per restare in tema di numeri, sono sempre rimasti a zero ed il numero degli operai ad oggi è arrivato a 3700. Un numero destinato ancora a scendere in quanto gli incentivi alle uscite sono attualmente ancora attivi.
Qualche giorno fa l’annuncio delle e-cars; Pomigliano produrrà auto elettriche. Fino a ieri, molti sindacati e dirigenti ripetevano frasi come: “L’elettrico non è il futuro”, “Il termico resterà centrale”, “Non ci sono le condizioni per investire”. Dopo l’annuncio, improvvisamente, gli stessi che erano scettici, battono le mani con la solita lingua da fuori ben in mostra per il padrone. Il lavoro per noi è vitale soprattutto per i tempi che viviamo ma subito ci siamo posti degli interrogativi importanti: “con quanti operai verranno prodotte queste auto? E soprattutto a quale prezzo umano?”. Al netto delle uscite, non c’è stata nessuna “new entry” e quindi noi veniamo spremuti ancora di più e ritorna il numero della mancanza di assunzioni da quasi 20 anni.
Il 21 maggio è stato presentato il nuovo piano industriale e, a quanto pare, per l’Italia non c’è nulla di davvero concreto, poca sostanza e zero certezze. Ormai penso che la fiducia, qualora fosse mai stata riposta verso il padrone, è palese che sia solo un’illusione e tutti i sindacati sono più impegnati a non disturbare il padrone che a difendere chi lavora.
Ci vogliono divisi, stabilimento per stabilimento, ma è proprio quello che non gli dobbiamo consentire, dobbiamo unirci; dobbiamo alzare la testa; dobbiamo riprenderci il futuro e la dignità che ci hanno tolto anni fa.
Senza di noi; senza le nostre mani; senza il nostro sudore, non si costruisce nulla. È questa la verità e dobbiamo tornare a fargliela sentire.
PILONE, Operaio Stellantis di Pomigliano d’Arco

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