Gli agenti del colonialismo europeo del dopoguerra muoiono di vecchiaia rispettati come diplomatici e funzionari. Il nuovo colonialismo imperialista non ha cambiato strada ma solo forma. La stessa oppressione dei popoli e la stessa rapina di materie prime.
Etienne Davignon diplomatico e funzionario belga è morto di vecchiaia qualche giorno fa. Nel 1961 prese parte all’assassinio di Patrice Lumumba Primo Ministro del Congo indipendente, leader del movimento di liberazione nazionale contro il dominio coloniale belga. Etienne Davignon è morto di “vecchiaia” dopo aver trascorso una vita da “rispettabile” diplomatico belga che aveva preso parte attiva alle torture che portarono alla morte di Lumumba, sciolto poi nell’acido per mano del Belgio che lui rappresentava e della CIA. Le atrocità del colonialismo belga, inglese, francese, e non ultimo del fascismo Italiano in Somalia Etiopia e Libia, sono state la base su cui si è costruita la “democrazia” del xx secolo nei paesi “civilizzatori europei”. L’esportazione della democrazia nei paesi africani e musulmani si è sempre manifestata con le stesse modalità, carneficine delle popolazioni e saccheggio delle loro risorse. Il colonialismo ha fatto decine di milioni di morti nella sua lunga strada lastricata di sangue, e il colonialismo imperialista continua su questa strada. Il genocidio del Congo, perpetrato dal Belgio, ha fatto 10 milioni di morti, con l’unico scopo di impossessarsi delle materie prime di un paese ricco di risorse. Eppure, quando, molto raramente, si trova qualche notizia o riferimento, del massacro e genocidio di intere popolazioni, commesso dalle “democrazie” dei paesi a capitalismo più sviluppato, nell’esportare democrazia, lo si definisce “vergognosa pagina, nella storia di queste democrazie…”. Sarà per questo che c’è tanta tolleranza verso Israele, “la sola democrazia del Medio Oriente”, nel genocidio che sta commettendo verso il popolo palestinese.
MUOIONO DI VECCHIA SENZA ESSERE MAI PROCESSATI!
Ma soprattutto a chi spetta processare i crimini e i criminali prodotti dal colonialismo? Il colonialismo è effettivamente finito con la decolonizzazione del XX secolo, o ha semplicemente cambiato nome diventando neocolonialismo? Una nuova politica coloniale dell’imperialismo, delle grandi potenze imperialiste che dominano il mercato mondiale, dagli Usa, alle nazioni europee, alla Russia ed alla Cina.
Evidentemente non possono essere i risarcimenti o i riconoscimenti ufficiali delle violazioni subite a pareggiare i conti. Le potenze coloniali di ieri e di oggi possono sciogliere nell’acido o seppellire sotto le macerie intere popolazioni, ma non dormiranno mai sonni tranquilli, perché sparsi su tutto il globo terreste quei popoli, che hanno subito la violenza del colonialismo, e che non lo ritengono “una pagina vergognosa”, sono assetati di vendetta. E ci sarà sempre un leader come Lumumba a indirizzare e a dare un senso alla loro rabbia. E meglio di Lumumba, saprà traghettare il popolo in rivolta verso “l’internazionalismo proletario”. Il nazionalismo infatti, nelle guerre di liberazione, pur avendo avuto il pregio di essere una spinta progressista verso l’emancipazione dei popoli sottomessi, se tale rimane, è funzionale solo agli interessi delle borghesie nazionali, mantenendo inalterata la condizione delle classi subalterne. L’appello “Proletari di tutti i paesi unitevi” (Manifesto del Partito Comunista Marx Engels 1848) è proprio il passo successivo, da compiere per uscire dai confini nazionali e riconoscersi in un grande movimento operaio internazionale, superare le divisioni nazionali, con l’obbiettivo finale di distruggere la struttura capitalistica e statale. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che, mentre da una parte scorrono fiumi di inchiostro per stabilire se nello scenario odierno la resistenza di un popolo in una guerra tra imperialisti sia solo nazionalismo, dall’altra scorrono fiumi di sangue della “classe operaia internazionale”, nei diversi campi di battaglia siano essi le fabbriche o le barricate. Dall’alto di posizioni teoriche della piccola borghesia, si continua a sottovalutare o a non prendere in considerazione “la spinta istintiva di ogni operaio che è sempre pronto a schierarsi contro l’oppressore…” (Partito Operaio Operai Contro). Cosa c’è di più vero dell’autodeterminazione operaia come strumento per indebolire l’imperialismo?
Niente è irraggiungibile!
S. O.
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