BRUCIATI VIVI PER UN MISERABILE SALARIO

Se è stata possibile una strage del genere la sua origine va cercata nei rapporti di lavoro fra braccianti emigrati e i loro padroni nelle campagne, di questa "civile Italia". I profitti delle grandi catene alimentari passano per la riduzione in schiavitù di questi operai, con la collaborazione di mafie e caporali, con la copertura di politici ed istituzioni.

Se è stata possibile una strage del genere la sua origine va cercata nei rapporti di lavoro fra braccianti emigrati e i loro padroni nelle campagne, di questa “civile Italia”. I profitti delle grandi catene alimentari passano per la riduzione in schiavitù di questi operai, con la collaborazione di mafie e caporali, con la copertura di politici ed istituzioni.

Quattro uomini morti ammazzati carbonizzati in un’auto. Mentre sfilano le parate per la festa della repubblica. Soldati e frecce tricolori da un lato, i corpi carbonizzati di quattro operai dall’altro. È la rappresentazione icastica, nitida, della repubblica fondata sullo sfruttamento operaio.
Immaginate il clamore, l’indignazione, la rabbia, i riti ufficiali di commozione e cordoglio, la partecipazione e l’intervento delle alte cariche dello Stato che ci sarebbero stati se si fosse scoperto che erano stati uccisi quattro servitori dello Stato? O se quattro cittadini italiani incensurati, brave e oneste persone, lavoratori, fossero stati ammazzati in questo modo? Quattro architetti, quattro impiegati, quattro avvocati? Ve lo immaginate il paese in subbuglio per una morte così atroce, così crudele, così inspiegabile? Invece no, i quattro uomini carbonizzati erano immigrati, poi erano braccianti. L’ultimo anello della catena. Immigrati ed operai. Perché tutto sommato ci sta a fare una morte così quando sei immigrato e operaio. Una brutta notizia sì, ma non troppo. Niente che desti eccessive attenzioni da tenere impegnati televisioni e giornali per ore, per giorni, per settimane. Niente che meriti funerali e onori di Stato. Non servivano lo Stato questi quattro qua, servivano solo a portare sulla nostra tavola cibi vari, frutta, verdure. Che neanche ci pensiamo più come ci arrivano sulle nostre tavole. Forse con la fatica bestiale che tanti come loro, immigrati, fanno nei campi, sotto il sole cocente, per dodici ore, prendendo la bici per andare e tornare dai campi, o una vecchia auto da dividere in quattro e cinque, vivendo nelle baracche, sempre sotto il bastone del caporale, immigrato come loro, ma che si è fatto più scaltro a capire come scalare le gerarchie sociali facendo accordi con i padroni bianchi italiani per tenere a bada gli schiavi, senza diritti, senza contratti, con due spicci e con la promessa che saprà sedare, nel suo interesse, ogni rivolta, ogni richiesta che metta in discussione la condizione di questi schiavi e il suo profitto. Come quella di pretendere un contratto. Volevano un contratto i quattro braccianti carbonizzati. Da quando esiste la schiavitù e da quando questa schiavitù è diventata moderna schiavitù sotto padrone per un salario, il grido di ribellione “vogliamo!” è da sempre il primo passo per un futuro da uomini liberi, declinato al plurale, vogliamo, perché gli schiavi sono una forza solo se sanno stare insieme. I braccianti morti carbonizzati stavano insieme quando hanno richiesto il contratto al caporale e quando sono stati ammazzati. Insieme. Sono stati ammazzati insieme da due caporali che hanno agito nell’interesse dei padroni, che sapevano di stare appiccando il fuoco su una merce umana di poco valore, poco più che animali, a cui si dà giusto un po’ di cibo per farli tornare a lavorare da schiavi il giorno dopo. Che vuoi che sia dare fuoco a quattro animali così? Chi vuoi che ce la faccia pagare? E poi ci sono sempre i caporali di mezzo a fare da scudo. Domani la giostra degli schiavi può già ricominciare, nelle stesse campagne, con gli stessi padroni, con altri schiavi e con nuovi caporali. Passando ai cantieri, troviamo un altro girone infernale degli schiavi operai, usati come bestie per costruire il tempio degli affari diplomatici, il consolato americano. Dovevano pagare 6000 euro per essere assunti, documenti trattenuti, nel caso qualcuno volesse alzare la testa, dodici ore di lavoro, ogni giorno per sei giorni alla settimana, paga oraria di 1,40 euro e trattamento specifico personalizzato sul cantiere, a pedate e schiaffoni.
Ogni giorno la pattuglia di politicanti del nostro paese ci propina il problema della criminalità legata all’immigrazione. Gli immigrati? Criminali. L’immigrazione? Un problema di criminalità. Leggi e disegni di leggi per contrastare il problema della criminalità degli immigrati. Ogni giorno mentre ci parlano della criminalità degli immigrati, per aizzare sentimenti di razzismo, per tenere il proletariato immigrato ben separato dal resto dei subalterni nativi, i padroni bianchi italiani, europei cinesi e americani, un condensato delle élite imperialistiche mondiali, commettono crimini su crimini sfruttando in modo bestiale la manodopera degli operai immigrati. Nelle campagne, sui cantieri, nelle fabbriche della logistica, nelle fabbriche tessili. Un ginepraio diffuso di criminalità che si avvale di permessi, autorizzazioni, leggi, codici e norme. Una criminalità legalizzata dallo Stato dei padroni che costruisce e difende questo sistema degli affari criminali sul sangue e sulla pelle dei lavoratori immigrati. Parlano di un problema inesistente che diventa agenda politica dei bisogni per occultare il loro vero sistema criminale che vive sui bisogni degli schiavi. Si inventano il problema criminale dei subalterni per difendere la criminalità reale della loro classe che agisce per sottomettere quella dei subalterni. Quando accoglieranno con le solite formule retoriche della violenza ingiustificabile il primo, minimo disordine nelle piazze, nei cortei, nelle fabbriche, durante gli scioperi, il primo gesto sarà rispondergli con le foto dei quattro nostri fratelli morti carbonizzati per mano dei loro protetti, con le foto dei contratti degli operai che vanno a lavorare con i documenti sequestrati e senza diritti per 1,40 euro l’ora per arricchire i loro amici padroni. Per ricordargli cos’è la violenza, chi la pratica quotidianamente e per quali scopi. Chi ne detiene il monopolio.
La rabbia per dire basta a tutto ciò non ce la darà nessuno se non la troviamo da soli. Tocca a noi schiavi moderni, braccianti, muratori, operai industriali, sollevarci e ribaltare la piramide, sollevando tutti gli strati sociali sovrastanti che ci soffocano e partecipano al nostro sfruttamento, alla nostra miseria, alle nostre miserabili morti. Siamo soli, ma siamo tanti. E capiremo quanta forza abbiamo organizzandoci e agendo insieme. Ripartendo dalla prima parola che indica il futuro libero: “vogliamo!”. Come volevano i quattro braccianti morti carbonizzati per mano dei loro padroni e caporali. Vogliamo una vita non da schiavi.
A.B.

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