Quando a fondamento della Repubblica misero il lavoro, senza liberarlo dal padrone, condannarono gli operai ad una schiavitù che 80 anni di palliativi non hanno abolito. Anzi, oggi si presenta brutale e senza veli ed investe tutti i luoghi del lavoro a salario. L’intervento di qualche magistrato non cambia la sostanza, la evidenzia solo ancora di più.
Caro Operai Contro, i video del distributore hanno ripreso i momenti della strage. Il TG3 spiega che i quattro braccianti pakistani sono stati uccisi perché reclamavano un regolare contratto di lavoro.
I caporali, o comunque gli sgherri del padrone, prima hanno appiccato il fuoco all’interno del minivan, poi hanno bloccato le portiere per impedire alle vittime di scappare. Così sono stati bruciati vivi i quattro pakistani trovati carbonizzati lunedì ad Amendolara nel cosentino. Erano braccianti agricoli impiegati nei campi della Sibaritide, diretti –dice Il Fatto Quotidiano- verso la Piana del Metapontino nel Materano. La notizia viene data dal telegiornale, tra un collegamento e l’altro nella ricorrenza degli 80 anni della Repubblica italiana fondata sul lavoro. Dove proprio il lavoro manifesta sempre più le forme di moderna schiavitù, con minaccia di essere giustiziato per chi si ribella.
La multinazionale del caporalato.
Proprio in questi giorni la notizia degli schiavi edili a Milano, nella ristrutturazione di quello che sarà il nuovo mastodontico Consolato Usa, ci lavorano 261 operai edili in prevalenza indiani.
Il manager, Ulas Demir, è turco, indagato per caporalato tenta di scappare ma viene arrestato all’aeroporto di Orio al serio.
Al cantiere del nuovo Consolato non avevano fatto entrare il sindacato, con la scusa che “non era territorio italiano”.
Ulas Demir, “preposto alla sede secondaria italiana” della Caddeli Costruction (sede principale in Alabama), ha in atto una Joint Venture con la società turca Enka per la costruzione soprattutto di sedi diplomatiche in giro per il mondo. Agli operai edili, per lo più indiani, reclutati dalla società Dynamic House di Nuova Delhi, venivano chieste 500 mila rupie (circa 5 mila euro) in contanti per il permesso di soggiorno in Italia, dove veniva loro corrisposto una retribuzione media di 1,50 euro all’ora, perché dallo stipendio erano detratte le spese dell’alloggio e dei pasti forniti in cantiere. Agli operai restavano in tasca mediamente 150 euro al mese. Durante le giornate lavorative “lunghe ed estenuanti” –dice il procuratore Storari- “bisognava mantenere un alto ritmo per finire in fretta i lavori. Impossibile assentarsi per necessità personali e tantomeno per motivi di salute”.
Lo sfruttamento dei ciclo fattorini.
Le ribellioni dei rider contro i tempi delle consegne dettati dall’algoritmo, i loro scioperi contro il lavoro irregolare, con il quale Glovo li tiene sotto ricatto, pretendendo che aprano la partita Iva e non riconoscere loro le spettanze salariali e normative di lavoratori dipendenti. Relegarli nel ghetto di finti lavoratori autonomi, per poter sfruttarli meglio.
Mobilitazioni che hanno avuto il merito di configurare la combattività di questa categoria, nel perseguire gli obiettivi che si è data, dopo aver denunciato le condizioni di lavoro cui sono sottoposti. Mobilitazioni che fra l’altro, hanno messo in moto l’intervento della procura milanese. Ora Glovo con 40 mila rider in Italia di cui 2 mila a Milano, sotto il tiro dell’amministrazione giudiziaria, ha proposto un aumento di 50 centesimi per ogni consegna. Aumento che porterebbe la paga oraria lorda di un rider a tempo pieno, da 10 a 14 euro. Cifra che corrisponderebbe ad un aumento mensile di 200 euro.
Fin qui ciò che riporta la cronaca, senza precisare se e come verrebbe ridefinito il rapporto di lavoro (dipendente o autonomo) l’orario di lavoro che finora è di 10-12 ore al giorno per 6-7 giorni a settimana, con possibilità di stare a disposizione della piattaforma fino 13 ore al giorno.
Senza ridefinire le questioni in tutti loro aspetti, a cominciare da quelle più importanti e fondamentali, la proposta di Glovo rimane un tentativo di mediazione con la procura, per mantenere sostanzialmente l’attuale impianto dello sfruttamento operaio. I rider o per dirla in italiano, i ciclofattorini di Glovo non lo permetteranno.
Tutto questo mentre Meloni celebra i successi del suo governo, sull’ “occupazione” e sui “salari che crescono più dell’inflazione”.
Saluti Oxervator
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