MATURITÀ 2026, UN ESAME POLITICO PER ADDOMESTICARE LA GIOVENTÙ

Oggi è stato distribuito agli studenti dell’esame di maturità il programma del Dio, Patria e Famiglia, con qualche variante sul tema.

Oggi è stato distribuito agli studenti dell’esame di maturità il programma del Dio, Patria e Famiglia, con qualche variante sul tema.

Che la scuola sia un enorme collettore della propaganda delle maggioranze politiche e, più in generale, un incubatore dei paradigmi dell’organizzazione della società capitalistica, deputato a formare cittadini ben inquadrati nell’ordine costituito delle divisioni sociali e di classe, è cosa nota. Non è un caso che ogni volta che gli studenti hanno avuto modo di confrontarsi direttamente con la loro condizione di gregge da tenere ammansito e disciplinato secondo le regole del buon vivere democratico, abbiano messo in discussione le pratiche scolastiche con cui vengono irregimentati, ponendo il tema del disimparare per imparare.

Disimparare la cultura di Stato, la cultura di regime, la cultura dell’asservimento acritico alla propaganda politica, per accedere a un sapere che non sia il prodotto di un dirigismo massificato. Lo sanno bene gli studenti che anche oggi, poco prima dell’inizio degli esami di maturità, hanno protestato contro queste modalità di svolgimento delle prove e contro una visione della scuola che indottrina e inocula bacilli di propaganda per mettere a tacere critica, libertà e dissenso.

Oggi il prontuario della propaganda di regime si articolava attorno ai temi dell’esaltazione della patria, della “fatica” che nobilita l’uomo e dei giovani che non si responsabilizzano.

Gli studenti sono stati chiamati ad analizzare un testo dell’ex presidente Saragat, in cui si legge: «Per diradare la grigia penombra da cui siamo circondati, leviamo sempre più alta la fiamma della libertà e della giustizia. Alla sua vivida luce noi scorgeremo, sino ai limiti del più lontano orizzonte, la strada per cui si avvia la Patria risorta. È un cammino aspro, irto di ostacoli, ma che sale verso libere altezze. Sorreggiamola come figli devoti in questa marcia in avanti, docili ai suoi cenni materni, fedeli alla sua volontà sovrana. Viva la Repubblica italiana! Viva l’Italia!».

Avrebbero potuto chiedere ai maturandi anche una prova con alzabandiera all’ingresso e annesso obbligo di saluto militare per onorare le autorità presenti e la patria prima di procedere all’analisi del testo.

A seguire, una traccia illuminante del giornalista Mario Calabresi sul senso della fatica. Un’apologia del lavoro bestiale con cui tante persone — ci spiega Calabresi, che di quella fatica conosce ben poco — mandano avanti la propria vita con dignità e fierezza. E si renda quindi omaggio a queste persone che, “non potendo affrancarsi”, scrive Calabresi, continuano a vivere una vita di sacrifici!

A Calabresi, ai selezionatori delle tracce della maturità, e ai politici che stanno dietro le quinte, rispondiamo che è sull’imposizione di questa fatica che si regge la società di classe, nella quale un manipolo di sfruttatori e di gente che si arricchisce senza lavorare, la classe dei padroni, succhia il sangue, il tempo, la vita e il denaro alla classe operaia, che produce tutta la ricchezza sociale di cui si appropriano le classi superiori, mentre chi lavora vive tra miseria e malattie, quando non viene direttamente ammazzato sul posto di lavoro.

Noi operai desideriamo mandarla alla malora questa fatica e fare a pezzi questa silenziosa e dignitosa sottomissione al mito del lavoro; desideriamo fare a pezzi ogni apologia della fatica per liberarci delle nostre catene e di tutti coloro che sul nostro sfruttamento costruiscono persino candida prosa e poesia.

Un’ultima traccia — I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere, del sociologo sovranista Frank Furedi, legato all’ex primo ministro ungherese Orbán — coniuga il tema dei confini geografici e identitari con quello dei confini generazionali, descrivendo la pigrizia dei giovani che non vogliono destarsi dall’incanto dell’adolescenza e rifiutano il passaggio all’età adulta per non assumersi responsabilità.

La versione colta del «mandiamo i bamboccioni fuori di casa» dell’ex ministro dell’Economia del governo di centrosinistra Padoa-Schioppa.

Un’analisi della società che elude volutamente tutti i meccanismi sociali che impediscono ai giovani di emanciparsi e rendersi indipendenti — lavoro povero e precario, speculazioni immobiliari, università sempre più riservate ai ricchi — e punta invece il dito contro i giovani svogliati e indolenti.

Esaltazione della patria, dello sfruttamento che nobilita e sermoni sui giovani fannulloni. Non c’è che dire: l’esame di maturità targato governo Meloni è la degna conclusione di un ciclo di studi improntato alle più bieche ideologie con cui cercano di indottrinare gli studenti e prepararli al tritacarne della vita da cittadini ossequiosi delle regole della società democratica.

Oggi agli studenti vogliamo proporre un altro testo. Un testo che parla di liberazione dallo sfruttamento, di libertà, di una società giusta, dove non trovino più posto la ricchezza dei pochi e la miseria dei molti. È il programma del Partito Operaio.

Quando noi operai l’abbiamo scritto, abbiamo conseguito la nostra maturità.

A.B.

    Condividi sui social:

    Comments Closed

    Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.