IN UCRAINA LA GUERRA IMPERIALISTA CONTINUA A FARE MORTI

Il giudizio su una guerra deve basarsi sull’analisi del suo effettivo contenuto sociale, sulla disanima degli interessi che ne sono alla base. Non può limitarsi alla valutazione delle ideologie con cui le singole parti in lotta la giustificano. Non di meno è utile demistificare alcune delle narrazioni con cui l’imperialismo russo giustifica la sua guerra di aggressione dell’Ucraina.

Il giudizio su una guerra deve basarsi sull’analisi del suo effettivo contenuto sociale, sulla disanima degli interessi che ne sono alla base. Non può limitarsi alla valutazione delle ideologie con cui le singole parti in lotta la giustificano. Non di meno è utile demistificare alcune delle narrazioni con cui l’imperialismo russo giustifica la sua guerra di aggressione dell’Ucraina.

Sotto l’impulso delle guerre scatenate dagli Usa contro l’Iran e da Israele contro Hamas e Gaza, Iran e Libano, la guerra di aggressione della Federazione russa contro l’Ucraina sembra essere passata in secondo piano. Non se ne parla più e torna alla ribalta solo in occasione di attacchi particolarmente violenti con droni e missili, che causano un gran numero di morti, come se fosse derubricata e ridotta a una serie discontinua di episodi di cronaca nera. È perciò il caso di ritornare su alcuni aspetti fondamentali della guerra, che confermano come quella in atto sia stata e rimanga una guerra premeditata di aggressione della borghesia russa contro l’Ucraina.

In primo luogo, c’è ancora molta disinformazione sul fatto che Donbas e Crimea sarebbero “territori russi” o che l’Ucraina abbia imposto divieti linguistici ai russofoni. I fatti, in ordine cronologico, raccontano altro. Con il crollo dell’Unione Sovietica, l’Ucraina indisse un referendum (1° dicembre 1991) per far decidere al popolo se far nascere o meno uno Stato sovrano ucraino. L’affluenza fu di circa l’84%, il Sì all’indipendenza fu pari al 90,32%. Anche nelle aree oggi al centro della propaganda russa e dell’aggressione armata, la scelta fu netta: nel Donetsk: 83,9% Sì, nel Luhansk: 83,86% Sì, in Crimea: 54,19% Sì. Questi esiti dimostrano che pure le regioni russofone votarono per uno Stato ucraino indipendente. Dopo il referendum, l’Ucraina viene riconosciuta come Stato sovrano da tutta la comunità internazionale, compresa la Federazione Russa. Infatti, nel 1994 Ucraina, Federazione Russa, Stati Uniti d’America e Regno Unito firmarono il Memorandum di Budapest: in base a tale intesa Kiev accettò di smaltire l’enorme arsenale nucleare ereditato dall’Unione Sovietica in cambio di precise garanzie sul rispetto dei suoi confini territoriali e della sovranità nazionale.

Anche la realtà linguistica ucraina è molto diversa da come è stata e viene ancora presentata dai dirigenti della Federazione Russa. In Ucraina il russo è sempre stato ampiamente parlato, soprattutto nell’Est e nel Sud: l’ucraino è l’unica lingua ufficiale dello Stato ucraino e la legge impone il suo uso nella sfera pubblica, nei media, nell’istruzione e negli uffici governativi. L’Ucraina si è spinta fino a violare la carta europea che tutela i diritti delle lingue delle minoranze, tuttavia, non è mai esistito alcun divieto di parlare russo in privato. Invece nei due “referendum” tenuti sotto l’occupazione russa, nel 2014 e nel 2022, le differenze sono state fondamentali. In Crimea nel 2014 il referendum avvenne dopo l’occupazione militare russa della penisola, con edifici pubblici e basi militari sotto controllo russo, alla presenza di soldati russi sul territorio e nei pressi dei seggi, con un quesito imposto in pochi giorni, senza dibattito libero, senza alcun osservatore internazionale indipendente credibile. Non fu un voto libero, bensì una consultazione sotto occupazione armata. Nel Donbas e negli altri territori occupati, nel 2022, la differenza fu ancora più evidente: i referendum organizzati dalle autorità filo-russe sotto controllo militare ottennero risultati plebiscitari (fino al 99%) decisi in contesti non verificabili, con una partecipazione reale spesso minima o forzata e percentuali bassissime rispetto alla popolazione, in presenza di soldati armati e di una pressione diretta sulla popolazione durante il voto; in molti casi il voto non avvenne neanche in seggi normali, ma porta a porta, sotto controllo di militari, senza segretezza reale, in pratica in condizioni opposte a qualsiasi standard borghese democratico.
In conclusione, nel 1991 gli abitanti di Donbas e Crimea avevano votato per l’Ucraina come Stato sovrano e la Russia aveva riconosciuto quei confini. Invece le consultazioni referendarie sotto occupazione armata non hanno alcun valore legale. Inoltre, non esiste alcuna “proprietà storica” che giustifichi invasioni. Pertanto, quella iniziata il 24 febbraio 2022 fu e rimane, nei fatti, un’aggressione militare contro uno Stato sovrano. Questi sono i fatti storici, tutto il resto è propaganda russa al servizio della giustificazione della guerra imperialista.

Altro motivo di propaganda utilizzato dalla Federazione russa per screditare l’Ucraina e i suoi recenti governi è l’accusa di colpo di stato attuato nel 2014 con l’appoggio della Cia americana come detonatore dei moti di piazza Maidan che portarono alla fuga del presidente Viktor Yanukovych da Kiev e dall’Ucraina verso Mosca, alla sua destituzione da parte del Parlamento e alla successiva elezione a nuovo presidente di Petro Poroshenko.
Le proteste di piazza Maidan, poi denominata Euromaidan, iniziarono il 21 novembre 2013, quando il presidente Viktor Yanukovych decise di non firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea, dopo anni di negoziati, scegliendo invece un’intesa economica con la Russia. Lo scontro fra due opposte fazioni della borghesia ucraina, una filorussa e l’altra filoeuropea, fu il detonatore. In poche settimane centinaia di migliaia di persone scesero in piazza a Kiev e in molte altre città. In un contesto di forte concentrazione del potere, dominio di oligarchi finanziari, forte corruzione e fiducia nelle istituzioni ai minimi, l’Ue rappresentava, per milioni di ucraini, una direzione chiara: minore dipendenza da Mosca, stato di diritto e contrasto alla corruzione. Le manifestazioni inizialmente furono pacifiche. Ma il 30 novembre la polizia antisommossa represse violentemente un sit-in studentesco. La protesta esplose, il governo introdusse leggi repressive contro i manifestanti, gli scontri si intensificarono. Fra il 18 e il 20 febbraio 2014 oltre 100 manifestanti furono uccisi (i “Cento Celesti”) e centinaia vennero feriti. Dopo quei giorni, il presidente Yanukovych scappò verso Mosca, il Parlamento votò la sua destituzione con 328 voti su 450, a maggio 2014 venne eletto Petro Poroshenko.

La tesi ripetuta dalla propaganda russa è che si trattò di un colpo di stato. Ma un colpo di stato implica la presa del potere da parte di un gruppo ristretto, l’uso decisivo della forza organizzata, anche militare, la sospensione delle istituzioni. In Ucraina invece accadde l’opposto: mobilitazione popolare di massa, scontri, anche violenti con la componente filorussa della società (vedi la strage di Odessa, in cui furono bruciati vivi ben 42 filorussi) e con le forze di polizia, sfociate nell’abbandono del paese da parte del presidente, sua destituzione da parte del Parlamento a larga maggioranza (con votazione a favore anche da membri del suo partito), nuove elezioni riconosciute a livello internazionale. Riguardo alla narrazione del cosiddetto golpe va aggiunto che, anche se sicuramente non sia da escludersi, non esiste alcun documento ufficiale che provi un piano Usa/Cia, così come non esiste alcuna catena di comando occidentale sulle proteste, alcuna prova di finanziamento o coordinamento militare, alcuna evidenza di un’operazione segreta strutturata. Definire Euromaidan un “golpe” è servito a costruire una giustificazione della guerra: se il governo è “illegittimo”, allora diventano “legittimi” l’annessione della Crimea, la guerra nel Donbas, l’invasione del 2022. Una narrazione costruita a posteriori è servita per legittimare una guerra imperialista maturata col tempo nella testa dei rappresentanti della borghesia russa al potere, benché mascherata come “operazione militare speciale”, l’eufemismo con cui la Federazione Russa definisce l’invasione dell’Ucraina, utilizzato per la prima volta dal presidente russo Vladimir Putin durante il discorso televisivo con il quale, il 24 febbraio 2022, annunciava l’inizio della guerra.
L.R.

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