Il nuovo accordo quadro che si preannuncia a settembre fra sindacati confederali e organizzazioni degli imprenditori si prospetta come una nuova gabbia tesa a contrastare ogni spinta salariale degli operai.
Caro Operai Contro, 29 luglio 2026: dopo la prassi delle consultazioni con assemblee nei posti di lavoro, i 3 segretari confederali Cgil, Cisl, Uil, hanno comunicato una possibile intesa a fine settembre, con le associazioni dei padroni, previo almeno 7 incontri nello stesso mese. Si tratterebbe di un accordo quadro confederale, per le categorie di lavoratori dei settori privati, dall’industria ai servizi, dall’artigianato alle cooperative ecc. i cui padroni sono rappresentati da Confindustria, Confapi, Confcommercio, Confartigianato ecc. ecc. Insomma, un accordo quadro che dovrebbe definire alcuni punti importanti in materia contrattuale, tra i quali ridare potere d’acquisto al salario. Su questo ultimo punto facciamo qui alcune considerazioni.
Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ufficialmente “organismo indipendente” dal governo, ha presentato in via straordinaria un rapporto sulla condizione dei salari in Italia. Come già Confcommercio ognuno misura il salario a suo modo. In taluni punti la misurazione UPB si avvicina ai dati Ocse 1990-2020, in altri entra più nello specifico e arriva al 2026, perciò impossibili i raffronti con la citata serie storica Ocse. Ne dà notizia con ampio servizio, l’inserto Economia del Corriere della sera del 27 luglio 2026. Tra le considerazioni del giornalista F.D. Bortoli, citiamo: “non è più una questione di salario minimo, ma di retribuzioni adeguate, aggiungeremmo dignitose”.
Come mai tanta attenzione sui salari in Italia? Il motivo è che, – come si diceva sopra – già l’indagine di Confcommercio, pubblicata sul giornale di Confindustria, Sole 24 ore (qui commentata il 19/072026) la voce del padrone attraverso altri giornali e organismi “indipendenti”, tra i quali l’UPB e Corriere della sera, spinge il sindacato, in particolare un certo sindacalismo, a trovare presto un accordo con i padroni, dare un po’ di ossigeno ai salari, anche parziali recuperi del carovita, prima che la forza lavoro si metta in moto nei posti di lavoro e ricorrendo alle “cazzute” piazze operaie.
Due giorni dopo, il 29 luglio, altro articolo in prima pagina sul Corriere della sera. Qui il giornalista N. Saldutti segnala che alcuni economisti attribuiscono i bassi salari alla mancata crescita della produttività. Ma gli stessi (ndr) non spiegano perché i profitti invece crescono. Saldutti sembra stendere un tappeto ai sindacati: “La spinta decisiva dei salari. I contratti sono la cartina di tornasole di un Paese” e continua titolando all’interno: “Una nuova stagione per i sindacati”. Un velato ma chiaro sollecito alla solerzia, dal momento che: “Confindustria e Confcommercio stanno portando avanti un tavolo che alla fine del mese potrebbe già segnare qualche passo avanti comune sul rinnovo dei modelli contrattuali. Sono 14 le organizzazioni datoriali che hanno avviato questo percorso, dopo il varo del decreto primo maggio sul salario giusto”.
Se la trattativa si deve basare su quello che il governo Meloni ha definito “salario giusto”, allora siamo alla vecchia pubblicità del “buco con la caramella intorno”, dove il buco è il “salario giusto” e la caramella intorno dovrebbero mettercela sindacati e padroni con i contenuti dell’agognato accordo. Forse questo porterà vantaggi alle aziende, tra le quali quelle piccole “con pochi dipendenti che sono 5,5 milioni e rappresentano il 30% del prodotto interno lordo italiano” e F.D. Bortoli nell’inserto Economia del Corriere della sera del 6 luglio 2026, auspica che le banche prestino più denaro alle piccole aziende, “essendo i prestiti bancari a loro dedicati diminuiti del 37% tra il 2011 e il 2024”.
Cosa invece produrrà per gli operai questo accordo se andrà in porto? Per restare sul salario che abbiamo considerato in queste poche righe, un accordo su questo punto non dovrebbe prescindere dall’obbiettivo di colmare l’inflazione trascinata; e da un meccanismo (tipo ex scala mobile) che permetta al salario di tenere il passo col carovita. L’inflazione ha rialzato la testa, agli aumenti nei supermercati si somma una situazione internazionale che vede in crescita il costo dei carburanti, le compagnie petrolifere facendo la cresta ai prezzi alla pompa, spernacchiano gli sconti propaganda del governo Meloni.
Tenere occhi e orecchi ben aperti, pronti alla mobilitazione, qualsiasi insidia dovesse spuntare dietro l’annunciato accordo di settembre.
Saluti Oxervator
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