La questione salariale non si può più affrontare con lamentele sul carovita. Servono aumenti di salario ed i primi ad aprire il portafogli devono essere i padroni che ci impiegano, che accumulano profitti. Serve un’ondata di scioperi per costringerli, altrimenti per noi operai c’è solo più miseria.
Caro Operai Contro, è arrivata o comunque è vicina la fine delle brevi vacanze per gli operai che hanno potuto permettersele, e per quanti hanno trascorso le ferie a casa, o, al “mordi e fuggi” magari da parenti o amici. Giovani e famiglie anche per pochi giorni a visitare qualche città, sono incappati nella nuova tagliola dei prezzi della ristorazione, bar e gelaterie ecc.
Non parliamo dei ristoranti vip di Capri, dove per una bottiglietta di Coca Cola in vetro chiedono 12 euro, né di piazza San Marco a Venezia che per un caffè seduti vogliono 7 euro. Non parliamo dei locali stellati coi camerieri in guanti bianchi. Il caro prezzi di bar e affini – fanno notare gli analisti del settore – è schizzato ovunque (con in testa Roma) strutturato sul doppio ricarico sui prezzi “base”, con una maggiorazione dal 30 al 50% per la consumazione al tavolo, e un’ulteriore maggiorazione del 17% per il servizio.
Non solo il caffè al bar in poco tempo è aumentato del 24,2%, arrivando a 1,30 euro la tazzina con punte in molte città a 1,40 e arriva a 5,85 euro in zona Vaticano. Per restare a Roma, 4,40 euro per una bottiglietta d’acqua, e 1 euro aggiuntivo se vuoi andare in bagno. A Pisa per un tè freddo sui tavoli di plastica, con vista della torre “storta” chiedono 6,60 euro. Sono solo alcuni esempi di una situazione generale.
Per chi è andato in vacanza e chi no, al rientro dovrà vedersela con spese, bollette, carrello della spesa, in una parola con un carovita ancora più aggressivo. Perciò conviene che da subito gli operai ristabiliscano i contatti per una “presa d’atto” della peggiorata situazione e una visione sul che fare, nella traccia di una risposta collettiva.
Se presi singolarmente sono già di per sé allarmanti i dati ufficiali degli aumenti, a partire esempio dal più 3,6% degli alimentari, al più 3% per spettacoli, servizi culturali, piscine ecc. Nomisma stima che nel 2026 la spesa per luce e gas delle famiglie potrebbe aumentare di 515 euro. Aumento che l’Istat quantifica in un più 14,8% per gli energetici a tariffe regolate e del 11,4% per quelle del mercato libero, rincari che pesano anche di più per i livelli record di consumi causa il caldo eccezionale.
Per la Scuola, elementari, medie e superiori, l’aumento dei prezzi dei libri è del 1,8%, più zaini astucci e diari, la spesa media per una famiglia arriva a 1.400 euro per studente, un po’ meno per le elementari.
Benzina e gasolio superano i 2 euro al litro. Il governo Meloni non va oltre il misero taglio delle accise per altro già vanificato, per non contrariare le compagnie petrolifere e l’accrescimento dei loro profitti, non osa imporre un tetto al prezzo dei carburanti.
Affinare le modalità più incisive di scioperi e lotte, rivendicando aumenti salariali contro il carovita. Contro i padroni che spalleggiati dal governo Meloni non li concedono. Piangono miseria chiedendo che sia il governo stesso – col taglio dell’Irpef – a mettere qualche briciola in busta paga, sottraendoli dalla fiscalità generale, e quindi dalla Sanità, dai Trasporti, dal Welfare, ecc. ecc.
Saluti Oxervator.
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