Multinazionale GRUPPO 8 distretto di Forlì. Dopo mesi di dure lotte il padrone firma un accordo col sindacato, in Prefettura per non chiudere lo stabilimento ed evitare i licenziamenti. A giugno ne fa carta straccia. Il fatto grave è che nessuno fra istituzioni e capi sindacali mette in campo la forza necessaria per farglielo rispettare. Toccherà agli operai riprendere la lotta, più dura di prima.
Caro Operai Contro, Calderone la ministra del Lavoro, stanzia un miliardo di euro per chi apre nuove imprese, più nuovi sgravi fiscali a chi assume giovani. Dice di aver allo studio soluzioni per ridurre l’età pensionabile, promette di “accompagnare” a breve al lavoro, 150mila Neet (giovani che non studiano, non lavorano, non seguono percorsi formativi).
Il Italia i Neet secondo i dati ufficiali, sono 1milione338mila, pari al 15,2% della forza lavoro, così suddivisi: 450mila disoccupati, 453mila inattivi, 435mila forze lavoro potenziali.
Un record europeo quello dell’Italia, di cui la Meloni non si è mai vantata nelle sue filastrocche straboccanti di occupati con salari da fame. Tanta propaganda in nome dell’occupazione (precaria) e del prepensionamento (col binocolo) mentre il governo lascia passare sotto silenzio il fatto che, un’azienda (ma potrebbe costituire un precedente) vuole fare carta straccia di un accordo firmato in Prefettura, chiudendo i battenti, licenziare 30 operai e delocalizzare.
Non sarebbe la prima azienda che delocalizza, ma qui c’è un accordo firmato dal prefetto, dal sindacato e dall’azienda stessa.
Si tratta dell’accordo del Gruppo 8, multinazionale di Singapore operante nel distretto del “mobile imbottito” (fascia del lusso) distretto collocato a Forlì con 310 aziende e migliaia di occupati.
Accordo raggiunto lo scorso dicembre dopo una lunga e dura lotta, con gli operai che hanno fatto i conti di persona con le forze dell’ordine e i manganelli del decreto sicurezza, con i quali l’azienda tentava vanamente di spezzare il presidio sui cancelli. La resistenza degli operai convinse l’azienda alla trattativa e all’accordo in Prefettura.
Le parti salienti dell’accordo sono così riassumibili.
Assunzione regolare dei 30 operai, quasi tutti pakistani fino ad allora in nero, che subivano il ricatto aziendale perché senza permesso di soggiorno, costretti a dormire nelle brande in fabbrica.
Hanno ottenuto la giornata lavorativa di 8 ore per 5 giorni la settimana, contro la prassi che aveva imposto il padrone, di 12 ore lavorative al giorno per 7 giorni, mai un giorno di riposo.
L’azienda non applica l’accordo e da giugno non paga gli operai e questi, messi anche in ferie forzate hanno riaperto la lotta.
La multinazionale Gruppo 8 legittima la sua decisione dichiarando che: i picchetti dei lavoratori hanno «impedito la libera circolazione delle merci, ostacolato l’accesso dei dipendenti e creato un clima di paura, una chiara violazione del decreto Sicurezza italiano, concepito per tutelare l’attività economica e l’ordine pubblico».
In pratica vuole licenziare 30 operai, chiudere la fabbrica, delocalizzare perché gli operai hanno lottato coerentemente contro lo sfruttamento.
Questo sta succedendo, al di là della valanga di chiacchiere della ministra del lavoro Calderone.
Se i sindacati che parlano a nome degli operai, al di là delle sigle, non si danno una mossa per unire gli operai nella lotta, in solidarietà ai 30 operai del Gruppo 8 non lasciandoli soli; la “giustificazione” che tenta di darsi questo padrone, rischia di passare nel silenzio del governo che l’avalla.
Se non fanno più testo gli accordi firmati in Prefettura, con il prefetto che rappresenta il ministro degli Interni sul territorio, sarà dura pretendere il rispetto di tutti gli accordi.
Saluti Oxervator.
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