IL PIANO DI FILOSA PER AZIONISTI STELLANTIS

Il piano ha l’obiettivo di puntare dove lo sfruttamento operaio renda di più. Dall’America alla Cina passando per l’Italia. I padroni non hanno patria, ma con i sindacalisti venduti, cercano di imporla agli operai perché si scannino fra loro, paese contro paese, fabbrica contro fabbrica.

Il piano ha l’obiettivo di puntare dove lo sfruttamento operaio renda di più. Dall’America alla Cina passando per l’Italia. I padroni non hanno patria, ma con i sindacalisti venduti, cercano di imporla agli operai perché si scannino fra loro, paese contro paese, fabbrica contro fabbrica.

Il piano Filosa per Stellantis si sintetizza in questi dati:
Per il Nord America si punta a un aumento dei ricavi del 25%, con 11 nuovi modelli, volumi in aumento del 35%. Per l’Europa allargata si punta a ricavi maggiorati del 15% con pochi nuovi modelli e riduzione della produzione. In Sud America si punta a ricavi +10%. in Medio Oriente e Africa a ricavi +40%.
L’Europa è penultima con ampio margine dopo le prime due e, infatti, il piano prevede di ridurre la capacità produttiva in Europa di 800.000 unità. Però “senza chiusure” d’impianti, promette Filosa.
Come? Il gran capo prevede di utilizzare gli impianti esistenti e sottoutilizzati in Europa in compartecipazione con altri produttori. Evidentemente pensa a concorrenti extra europei che producendo in Europa eviterebbero i dazi. Su questa strada, però, Stellantis ha già aperto a due produttori cinesi, ma coinvolge solo la Spagna, essendo stata scelta per l’alleanza in Europa con Leapmotor, e la Francia, che potrà godere dell’intesa con Dongfeng.
Aprire ad altre alleanze significherebbe creare ulteriori riduzioni di mercato per i marchi Stellantis.
I soldi in ballo per far partire il piano, sulla carta, sono pari a 60 miliardi di euro, il 60% degli investimenti, pari a 36 miliardi, sarà destinato a marchi e prodotti, mentre il restante 40%, pari a 24 miliardi, andrà a piattaforme globali, propulsori e tecnologie.
Il piano concentra gli investimenti dove prevede di guadagnare di più, infatti il 60% dei 36 miliardi di euro di investimenti in marchi e prodotti riguarderà l’America del Nord. Una buona parte toccherà ai mercati emergenti dell’Africa e pochissimo all’Europa.
Già nella classifica di importanza dei marchi, l’Alfa è stato ridimensionato a marchio regionale. La Lancia ad un gradino anche più basso, “specialty brands” di Fiat.
Il poco compianto Marchionne ci aveva abituato a “piani industriali” incredibili, forse per soddisfare i suoi sindacati collaborativi che, come unica attività reale non facevano altro che chiedere appunto il solito “piano industriale”. Decine di piani industriali mai attuati.
Quello che lo ha seguito, Tavares, senza tanti annunci, ha continuato il lavoro di Marchionne, svuotando quello che era rimasto degli stabilimenti italiani e fatto lavorare in condizioni bestiali i pochi operai occupati.
Se queste sono le premesse, con il piano Filosa, che già promette ufficialmente una riduzione ulteriore della produzione accompagnata da una massimizzazione della capacità produttiva per quello che rimarrà, cioè ulteriori aumenti dei ritmi e peggioramento ulteriore delle condizioni di lavoro e di salario, già sappiamo quello che ci aspetta.
Di fronte a questa prospettiva i sindacalisti mugugnano e richiedono il solito tavolo concertativo con il governo rispolverando alla bisogna il solito nazionalismo che serve solo a mettere operai contro operai.
I padroni fanno i padroni, e non hanno patria. Il loro unico obiettivo è il profitto. Tutto il resto è niente. La nazione, il lavoro, la solidarietà, il diritto, la Costituzione, tutte cazzate che lasciano ai loro parolai della politica della stampa e dei giornali e anche del sindacato.
Come operai dovremmo cominciare a ragionare come loro. Quali sono i nostri obiettivi immediati? Un salario per poter sopravvivere? Condizioni di lavoro meno bestiali? E allora dobbiamo puntare a quello. Se organizzati, facciamo sentire il nostro peso collettivo e, allora, diventiamo un problema da risolvere. Se stiamo zitti e ci affidiamo alle mezze calzette che ci rappresentano, i padroni sanno che possono controllarci e non hanno nessun ostacolo a fare esclusivamente i propri interessi. Allora, basta “piani industriali”, “tavoli di concertazione” dove nullità politiche e sindacali parlano del nulla. Cominciamo a ragionare come organizzarci per reagire. Mettendo in conto anche il fatto che, se il sistema dei padroni non è più capace neanche di assicurarci la sopravvivenza come schiavi salariati, significa che è arrivato il momento di farla finita con questo sistema.
F. R.

Condividi sui social:

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.