L’andamento oscillante delle trattative Iran-USA è dovuto, oltre che alla capacità negoziale degli Iraniani, anche all’influsso dei conflitti interni al regime. Riprendiamo un documento, anche se parziale, che indica la presenza di forze operaie che non si sono fermate mai nella protesta contro il regime e che difendono i loro rappresentanti dalla repressione in atto.
Le prese di posizione dure sull’andamento delle trattative che accompagnavano le azioni di forza nell’area del Golfo lasciano intendere che la parte militare, i Pasdaran, abbiano oggi più influenza politica tanto da poter dettare l’agenda dell’accordo con gli Americani; i Pasdaran hanno una vasta base di massa nelle campagne poco coinvolta nelle proteste degli ultimi anni. I religiosi sembrano messi in secondo piano.
La borghesia del commercio delle città, disincantata e avvilita dal mancato cambio di regime promesso da Americani e Israeliani, pur avendo avuto i propri morti nelle strade e giovani incarcerati si è ritirata in uno stato di inazione, forse in attesa di sapere quale fazione sarà presto al potere.
Fatto è che la fazione che concluderà la pace, in qualsiasi modo, sarà quella che prenderà in mano la ricostruzione e detterà la linea al paese.
I Pasdaran sarebbero in buona posizione per controllare il regime: maggiore influenza politica dopo la guerra, controllo già da decenni di importanti parti dell’industria e di alcuni settori petroliferi, eventualmente ampliabili, probabile riorganizzazione delle forze armate. I fondi non mancano; gira voce che Abu Dhabi, da dove originano le attività di contrabbando dei Pasdaran, abbia già ritornato all’Iran 3 miliardi di dollari, dei 10 che teneva in cassa bloccati dalle sanzioni, per non essere più bombardato.
Una possibile dittatura militare sarebbe un brutto esito per i lavoratori già soggetti alla feroce repressione poliziesca, colpiti dalla disoccupazione dilagante non solo nell’edilizia ma anche nei porti, nelle fabbriche e nei trasporti. Devono fare i conti anche con la sanità lasciata allo sbando in favore della medicina privata per chi può permettersela (tutto il mondo è paese!).
L’inflazione cresce:a febbraio, su un anno, alimentari +105% e pane/cereali +140% con salari minimi di 127$/mese. Il pane prodotto con farina sovvenzionata è razionato.
In questa situazione difficile giungono però notizie che gli operai e altri settori popolari hanno tenuto; internet ha ripreso a funzionare in parte e c’è stata una diffusione di Starlink11 importato di contrabbando dagli emirati. In questo periodo di silenzio e esclusione dalla possibilità di comunicare, operai e settori popolari hanno avuto la capacità di mobilitarsi a difendere per lo meno la loro situazione.
Nei porti di Imam Khomeini e Mahshahr (in fondo al Golfo Persico) gli operai portuali dopo una settimana di sciopero e manifestazioni davanti alla prefettura hanno ottenuto il reintegro al lavoro di 68 loro compagni che erano stati licenziati a seguito della mancanza di lavoro nei porti bloccati.
Nel settore petrolio, che è e sarà molto critico e quindi soggetto a stretto controllo, l’organizzazione degli operai petroliferi è ancora alla testa delle organizzazioni popolari con le quali vi era stata una prima manifestazione unitaria per richiedere la liberazione dei primi arrestati (vedi l’articolo “Bucato il silenzio imposto dal regime iraniano” 16/1/26). Attualmente è stata lanciata una campagna per rivendicare la scarcerazione di Yaser Ahmadinejad, ex-operaio della National Drilling (perforazioni) che ha guidato lotte operaie e ha partecipato anche alle sollevazioni “Donna Vita Libertà” e gennaio/febbraio di quest’anno. La campagna coinvolge le organizzazioni popolari sfidando le accresciute difficoltà ed i pericoli per l’organizzazione fuori dagli impianti petroliferi.
In tutto questo periodo di guerra, sotto le bombe e nella miseria, di cui non abbiamo saputo niente, gli operai hanno sviluppato una riflessione generale sulla situazione e sugli obiettivi da perseguire nella nuova situazione. Abbiamo intercettato un documento, purtroppo incompleto perchè per ragioni di sicurezza una parte è stata postata su un server per noi irraggiungibile. Ma la parte che ci è rimasta e che pubblichiamo di seguito analizza la situazione corrente generale del paese e non limitatamente alla condizione sindacale e sottintende la successiva individuazione dei compiti di difesa e reazioni: l’impressione è che gli operai, nelle difficili e miserabili condizioni in cui si trovano abbiano mantenuto lucidamente la capacità di iniziativa e reazione ad un alto livello politico. Sarà una partita impegnativa. Vedremo.
M.B.
DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO PER L’ORGANIZZAZIONE DELLE PROTESTE DEI LAVORATORI DEL PETROLIO
Noi siamo lavoratori che chiedono giustizia. Noi facciamo richieste. Ascoltate il suono dei nostri passi
Uniti contro il massacro di Deymah 1404, uniti contro la distruzione del lavoro e del sostentamento, uniti contro le guerre scatenate dal governo e le aggressioni che ogni giorno colpiscono la vita di noi lavoratori e del popolo, e uniti contro la repressione, la prigione e la condanna a morte.
– Nel Deymah 1404, abbiamo gridato il nostro dissenso contro la povertà e l’aumento dei prezzi e voi, che non avevate risposte, avete massacrato spietatamente. Ma avete visto che siamo scesi in strada più forti che mai e abbiamo chiesto giustizia.
– Avete tagliato internet e intensificato la repressione nel silenzio digitale perché avete visto la nostra rabbia e avete avuto paura.
– Con le guerre scatenate avete portato il nostro lavoro e la nostra vita a una distruzione ancora maggiore. Soprattutto noi lavoratori del petrolio che migliaia abbiamo perso il lavoro.
– Nel corso della guerra non voluta, che è sempre stata imposta a noi lavoratori e al popolo oppresso a causa delle guerre interne ed esterne, ci avete usato come scudi umani nei progetti di sfruttamento petrolifero, usandoci strumentalmente.
– Nonostante i bombardamenti estesi ai centri petroliferi, i dirigenti responsabili dell’esecuzione dei contratti e i capi delle raffinerie e delle industrie petrolchimiche, sotto la pressione dei Pasdaran e delle agenzie di sicurezza, hanno obbligato i nostri colleghi a una presenza massima nei luoghi di lavoro in condizioni di guerra, giocando con le nostre vite.
(qui il documento è interrotto)
Nota
- I kit Starlink in Italia costano circa 350$; in Iran il contrabbando, il timore di essere scoperti e denunciati porta il prezzo a 3/4000 $. Il contrabbando è manovrato dai Pasdaran che prima vendono lucrando e poi puniscono…. Più notizie su https://www.valigiablu.it/starlink-iran-musk-censura/ ↩︎
Campagna per Yaser Ahmadinejad

Yaser Ahmadi Nejad, nostro collega detenuto, deve essere liberato immediatamente.
Yaser Ahmadi Nejad è un lavoratore e rappresentante indipendente dei lavoratori della National Drilling Workers che negli ultimi anni, a causa della sua insistenza nel rivendicare i diritti dei colleghi, si è scontrato più volte con la gestione corrotta e gli appaltatori ladri e parassiti del petrolio, denunciando ripetutamente le combine e i furti dei dirigenti supervisori del progetto con gli appaltatori.
Durante le proteste dei colleghi delle terze parti della National Drilling negli ultimi tre anni, Yaser è stato licenziato a causa di accuse fabbricate dalla sicurezza della National Drilling presso le istituzioni di sicurezza. Sebbene, sotto la pressione delle ampie proteste dei colleghi delle terze parti del petrolio e grazie al sostegno e al supporto, sia tornato al lavoro, non ha mai accettato di tacere di fronte alla violazione dei diritti dei lavoratori e alla fine è stato licenziato di nuovo. Tuttavia, subito dopo il licenziamento, ha partecipato all’esame universitario, superandolo, e ha intrapreso la professione di avvocato con l’obiettivo di difendere i diritti dei lavoratori, continuando la sua protesta contro la corruzione strutturale nel settore petrolifero.
Durante le proteste Donna Vita Libertà nel 1401 (anno persiano) e dall’inizio delle proteste di Deymah 1404, Yaser si è sempre schierato con il popolo contro il clientelismo dominante e la repressione, ed è stato arrestato per tutte queste lotte. Attualmente è in prigione per la seconda volta con accuse false e fabbricate, condannato a 33 mesi di carcere.
Yaser Ahmadi Nejad è la nostra voce!
La voce dei lavoratori della National Drilling che più volte sono riusciti con la loro rabbia e protesta a bloccare la strada davanti all’edificio amministrativo della compagnia. Noi, lavoratori delle terze parti e appaltatori, che l’anno scorso abbiamo organizzato le più grandi proteste e marce a Teheran e Asaluyeh dopo il 1357 (anno persiano).
Noi, lavoratori ufficiali, non ufficiali e a progetto, che ogni volta che abbiamo voluto abbiamo fermato vari settori del petrolio!
Noi lavoratori del petrolio, che in questi giorni sotto l’ombra della guerra e nel pieno caos, furti e corruzione in tutta la struttura, specialmente nel petrolio, rischiamo la vita per un salario misero, vittime della guerra e dell’avidità di pochi parassiti in minoranza, dichiariamo che non staremo in silenzio di fronte a questa repressione, esecuzioni, arresti e incarcerazioni di colleghi e manifestanti oppressi. Con la firma di questo comunicato chiediamo la liberazione immediata e incondizionata di Yaser Ahmadi Nejad, di tutti i lavoratori, insegnanti, studenti e tutti i detenuti delle proteste di Deymah e successive, e invitiamo tutti i settori lavorativi, in particolare i lavoratori del petrolio, a unirsi in una campagna nazionale per la liberazione di questi cari.
Mercoledì 20 Khordad 1405 ( Mercoledì, 10 giugno 2026)
– Consiglio di Organizzazione delle Proteste dei Lavoratori Appaltatori del Petrolio
– Consiglio di Organizzazione delle Proteste dei Lavoratori Non Ufficiali del Petrolio (Terze Parti)
hanno aderito:
#Libertà incondizionata a Yaser Ahmadinejad
#Libertà incondizionata dei lavoratori prigionieri
#Rilascio immediato delle persone detenute durante le proteste pubbliche
#Esecuzione dei detenuti omicidio governativo
#Pane Lavoro Libertà
#Governo consiliare
#Scioperi nazionali
#Donna Vita Libertà
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