Il governo che ha sfornato più decreti sicurezza della storia italiana, è completamente e volutamente contrario a prendere un qualsiasi serio provvedimento per garantire la sicurezza sui posti di lavoro. Dopo aver riproposto per l’emergenza caldo le stesse inutili norme dell’anno scorso, ha tagliato di oltre la metà i fondi per la cassa integrazione dal caldo ed ha escluso i rider dal decreto.
Caro Operai Contro, con il caldo soffocante insieme alla fatica, una schiera di operai perdono la vita, costretti a lavorare anche nei giorni o nelle ore più calde.
Il governo Meloni, così solerte nello sfornare decreti sicurezza, non riconosce come misura di sicurezza, legiferare per non esporre gli operai ad un caldo che diventa letale sommato alle condizioni di lavoro.
Al contrario ignora (da quando è in carica) per il quarto anno di fila il cambiamento climatico ormai strutturale, per non imporre ai padroni, adeguate norme che salverebbero la vita di molti operai e moltissimi altri da infortuni e malori.
In nome del massimo e criminale profitto a tutti i costi, i “melones” scoprono come una novità “l’emergenza” caldo, senza però dare seguito a tempestive e radicali misure.
Dopo un mese di giugno sulla graticola dei 40 gradi centigradi, in particolare per l’agricoltura, l’edilizia, i rider e poi nell’industria, nella logistica nella manovalanza dei servizi, dove le misure contro il caldo (se ci sono) sono quasi sempre dei palliativi di facciata; il governo ha preso quelle che dovrebbero essere le contromisure.
Si tratta per lo più di norme blande in vigore dal 1° luglio, ossia 3 giorni dopo la fine del primo grande picco di caldo stagionale, ampiamente preannunciato e puntualmente arrivato.
Mentre la morsa del caldo stringe anche a luglio, l’INAIL – rileva l’Osservatorio nazionale di Bologna – registra al ribasso il numero reale dei morti sul lavoro da inizio anno: “Al 31 maggio, i dati ufficiali INAIL registrano 339 vittime (compresi gli infortuni in itinere), mentre l’Osservatorio ne rileva 427 sui luoghi di lavoro (che sfiorano le 600 vittime calcolando le strade).
La forbice tra i dati INAIL e l’Osservatorio di Bologna si allarga sempre più. Per la mancanza di tutele antinfortunistiche in generale, e tutele specifiche per non soccombere al caldo di fuoco. Una realtà appesantita dal lavoro precario in tutte le sue forme, subappalti a cascata, lavoro nero e sommerso, ecc.
Con le nuove misure che dovrebbero consentire agli operai di difendersi dal caldo soffocante, il governo Meloni ha dimezzato rispetto il 2025, i vari fondi che finanziavano la cassa integrazione per il caldo.
Solo questo rende l’idea di come si sta muovendo il governo per sottrarre gli operai dall’obbligo di dover lavorare nella calura infernale.
Da questa cassa integrazione, il governo ha escluso i rider. Per non contrariare i loro padroni, ai quali piace sfruttarli a comando (algoritmo) facendoli pedalare e consegnare a 40 gradi centigradi; ma per pagarli una miseria, non li considerano dipendenti, bensì lavoratori autonomi. Il governo sposa questa tesi e nega loro la cig.
Le linee guida del decreto governativo per lo stop al lavoro nelle ore o giorni più caldi, lasciano in mano ai padroni ampi margini di deroghe, in sostituzione a indicazioni chiare e generali che affrontino il problema soprattutto in modo strutturale (ammesso lo si voglia fare). Non come “rattoppo” emergenziale anno dopo anno per gli operai più esposti alla calura e per milioni di operai e lavoratori occupati in ambienti chiusi non climatizzati.
La vigile e costante attenzione degli operai rimane schierata a denunciare l’insufficienza del decreto Meloni sul caldo, a rivendicare adeguate misure antinfortunistiche, a condannare senza appello un pesante bollettino di omicidi e feriti per il profitto.
Saluti Oxervator.
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