Pubblichiamo qui un articolo di Basilicata24.it del 22 luglio. Le condizioni di repressioni, ricatti e discriminazioni che subiscono da anni gli operai Stellantis, in particolare quelli di Melfi, sono note oramai a tutti, così come sono note le responsabilità che su questo hanno i sindacati, firmatutto e no, che in tutti questi anni non hanno organizzato nessuna vera risposta di lotta. E’ evidente allora che la sola denuncia, anche se importante, non basta. Tocca agli operai ribellarsi.
LA LISTA NERA Accordi sottobanco, ogni capo ha a cuore la sua squadra e si fida solo di alcuni. Tutti aspetti presenti in ogni contesto industriale e lavorativo. Eppure, sulla linea di S. Nicola di Melfi, accadrebbe qualcosa di ancora più sistematico. “Il capo Ute, in accordo col gestore operativo, ha una sua ‘lista nera’, per cui c’è chi non viene e non verrà mai chiamato, tanto c’è la Cassa integrazione che comunque copre tutti”, ci confessa sottovoce un lavoratore. “Succede così da tempo – aggiunge – ma col procedere della Cassa integrazione e la ‘rotazione’ tra colleghi sulla linea, tutto ciò, in teoria, non dovrebbe accadere. Ai vertici aziendali, inoltre, questi fatti non sono noti”. In sintesi, per mantenere un equilibrio, sulla linea ogni capo ha una sua “squadra del cuore”
AMICI FIDATI “Molti sono amici, parenti, fiduciari e in effetti sono quasi sempre loro a scendere in fabbrica”, aggiunge la fonte. E così, anche sui pullman che giungono a S. Nicola “pare di vedere sempre, o quasi, gli stessi volti di operai”. Tutto lecito? Non esattamente. “Si tratta di accordi taciti – prosegue – il capo dice ‘state a casa e non rompete’ e molti accettano, anche perché il clima è pesante sulla linea e se scendi, e non sei ben visto, ti mettono sulle postazioni peggiori, in modo che tu stesso chiedi di rimanere a casa in Cds perché non ce la fai”. Ci sarebbero però anche altre ragioni che decidono la ‘lista nera’. “Se un operaio fa troppe ‘malattie’ o ha la 104, e chiama solo qualche ora prima per dire che non può scendere per il turno, questi fattori lo fanno retrocedere automaticamente tra ‘gli antipatici’, ‘gli inaffidabili’ da tenere a casa. “Ciascuno sa benissimo a quale lista appartiene, e anche volendo attuare una ‘rotazione equa’ tra colleghi, davanti ad alcuni nomi i capi storcono il naso e non ne vogliono proprio sapere.
SIGNOR SI’ “Tizio deve stare a casa e basta, e non deve neanche rompere”. Questa la chiusura ermetica nei confronti di alcuni. “E così si finisce per optare quasi sempre su un numero ‘base’ di lavoratori – ci dice ancora l’operaio del Montaggio – i cosiddetti bravi, qualcuno li chiama ‘lecchini’. Sono quelli che non dicono mai nulla, non si lamentano, sono laboriosi e portano avanti la carretta, anche a costo di sacrifici enormi, al limite dell’impossibile”. La cosa al momento è meno evidente. In quest’ultima settimana, ad esempio, con un impostato di 95 auto a turno, non c’è neanche bisogno di un ‘superlavoro’. “Ora si lavora meno che in periodi passati, ma se si andasse a verificare chi lavora, e quanto, ecco che emergerebbe anche adesso la squadra prediletta dai capi e ‘la lista nera’, composta da quelli che non scendono in fabbrica anche da mesi, anni”.
NON CONVIENE RIBELLARSI Tant’è, secondo la nostra fonte. “Possono smentire come vogliono – conclude – ma nessuno, carte e turni alla mano, può mettere in dubbio questa verità fatta di compromessi al ribasso tra capi Ute e operai semplici. Accade da tanto tempo e stanno tutti zitti. Il lavoro è pane e non conviene compromettersi”.
Eugenio Bonanata
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