POZZUOLI: IL GOVERNO CONTINUA A GIOCARE SULLA VITA DELLA POPOLAZIONE

In tre precedenti articoli, del 3 giugno e del 28 luglio 2024 e del 20 febbraio 2025 abbiamo denunciato come il governo e le varie istituzioni preposte stiano giocando sulla vita degli abitanti dell’area flegrea. La scossa del 31 luglio scorso dimostra che il gioco sta continuando, ma ancora più pericoloso.

In tre precedenti articoli, del 3 giugno e del 28 luglio 2024 e del 20 febbraio 2025 abbiamo denunciato come il governo e le varie istituzioni preposte stiano giocando sulla vita degli abitanti dell’area flegrea. La scossa del 31 luglio scorso dimostra che il gioco sta continuando, ma ancora più pericoloso.

La scossa di terremoto del 31 luglio nei Campi Flegrei, la più potente mai registrata finora, ha messo, purtroppo, in chiaro molte cose.
Innanzitutto, ha confermato l’assoluta imprevedibilità del fenomeno. La tesi di un legame univoco e diretto fra velocità del sollevamento del suolo e intensità e frequenza delle scosse risulta completamente smentita. A fronte di un notevole rallentamento della velocità di sollevamento, rallentamento che si protrae da mesi, abbiamo avuto la scossa con la magnitudo più alta di tutte. Ma anche la versione più elaborata di questa teoria, che slega l’intensità delle scosse dalla velocità attuale del sollevamento, collegandola invece al progressivo accumulo di stress che le rocce, sollevandosi, subiscono nel tempo, finisce nei fatti con l’ammettere che non è assolutamente prevedibile il verificarsi di forti scosse telluriche.
La seconda lezione che ricaviamo dal 31 luglio è il grandissimo rischio che noi abitanti dei Campi Flegrei, e di Pozzuoli innanzitutto, stiamo correndo. E’ solo un miracolo se venerdì scorso non ci sono stati morti, fra muri crollati, cornicioni caduti, costoni franati e una grande quantità di auto distrutte. E stiamo qui parlando solo del rischio sismico e non dei rischi collegati all’enorme emissione di gas vulcanici (non solo anidride carbonica, ma anche, fra gli altri, anidride solforosa, idrogeno solforato) o dell’eventuale verificarsi di eruzioni freatiche o eruzioni vere e proprie, rischi su cui qui non ci soffermiamo.
Eppure, il segnale che il bradisismo ha dato venerdì non ha per nulla modificato l’orientamento di governo ed istituzioni, che continuano scientemente a giocare sulla vita delle migliaia di abitanti dell’area. Guardandosi bene dal farsi carico dei costi sociali ed economici che l’allontanamento di un numero così grande di persone comporterebbe, hanno scelto deliberatamente di tenerci tutti qui, nella speranza che la progressiva invivibilità della zona, martoriata dalle scosse, ma anche dalla connessa chiusura dei servizi (come, ad es., i trasporti e l’acqua) spinga quante più persone ad allontanarsi spontaneamente. Quelli che restano non hanno altra scelta che affidarsi alla sorte, e la maggioranza di costoro è composta soprattutto da chi non può permettersi di affittare casa fuori dalla zona pericolosa, a dimostrazione di come le calamità naturali evidenziano la natura classista di questa società.
Anche nei confronti della sempre più numerosa schiera di sfollati, allontanati cioè dalla propria casa, perché danneggiata e inagibile, le istituzioni continuano ad avere lo stesso atteggiamento vessatorio. Come nelle precedenti crisi sismiche di questi anni, agli sfollati è stata offerta nell’immediato solo una brandina, accanto a centinaia di altre nel palazzetto dello sport. In seguito, e con le solite lentezze burocratiche, è stata data loro la possibilità di optare per una collocazione in albergo, solo che questi alberghi, essendo quelli messi spontaneamente a disposizione da federalberghi, distano nella stragrande maggioranza dei casi, moltissimo da Pozzuoli, dove gli sfrattati continuano a dover lavorare o a dover mandare i figli a scuola. Altra opzione possibile offerta agli sfrattati è accettare i CAS, cioè i contributi di autonoma sistemazione, scaricando così su di loro l’onere della ricerca di un alloggio, ricerca resa difficile, se non impossibile, dall’improvvisa e aumentata richiesta nelle zone limitrofe ai Campi Flegrei di case da affittare, cosa che ha fatto inevitabilmente schizzare gli affitti.
L’ottusa e ideologica difesa della proprietà privata ha spinto gli stessi governanti a fare i controlli sulla staticità degli edifici solo su richiesta dei proprietari o dei locatari e non a tappeto, come la gravità della situazione imporrebbe. Questo rende possibile che molti edifici, pur in presenza di lesioni significative, non vengano controllati.
La coda di paglia di politici e figure istituzionali li ha spinti a colpevolizzare gli abitanti della area flegrea. Per il ministro Musumeci saremmo noi ad aver scelto di vivere e restare qui. Per il presidente dell’ordine dei geologi della Campania, Lorenzo Benedetto, la colpa dei mancati interventi di messa in sicurezza sarebbe dei cittadini. Questi non avrebbero fatto richiesta dei contributi per i lavori atti ad abbassare la vulnerabilità sismica degli edifici, quando è noto a tutti come questi contributi siano in realtà estremamente insufficienti. Ma anche il fatto che è stata respinta più della metà delle richieste di contributi per rendere agibili le case danneggiate dalla scossa del 20 maggio 2024 sarebbe colpa degli abusivismi edilizi e non della scelta del governo di non applicare nei confronti di Pozzuoli le stesse norme utilizzate, ad esempio, per i terremoti dell’Aquila, di Amatrice e di Casamicciola.
Una novità importante per fortuna c’è. Per la prima volta, dopo anni di crisi bradisismica, abbiamo assistito ad una prima risposta degli abitanti di Pozzuoli, esasperati. Lunedì 3 agosto il ministro Giuli, in visita all’anfiteatro Flavio, è stato pesantemente contestato, mentre il giorno seguente migliaia di persone hanno occupato per alcune ore il porto. Il comune denominatore dei manifestanti è l’intolleranza, dopo mesi di paziente attesa, verso gli esasperanti ritardi, le inadempienze e le inefficienze che la macchina istituzionale e di protezione civile ha manifestato e continua a manifestare, ma anche la forte richiesta che venga garantita l’incolumità pubblica.
La variegata composizione sociale del movimento influenza anche il modo in cui è interpretata questa giusta richiesta di incolumità. Per i commercianti e i professionisti deve il più possibile essere garantita e preservata la normale vita della cittadina, perché è questo l’unico modo di conservare la propria fonte di reddito. Stessa cosa vale anche per i piccoli proprietari di casa, memori della brutta esperienza della precedente crisi bradisismica (1983-1985).
Ma chiedere che sia resa Pozzuoli sicura, capace di reggere anche alle future nuove potenti scosse che si prevedono, e pretendere di non essere, anche se temporaneamente, allontanati è come volere contemporaneamente la moglie ubriaca e la botte piena. L’enormità e la complessità degli interventi necessari, che vanno dalla messa in sicurezza dei costoni, alla verifica della vulnerabilità sismica di tutti gli edifici, agli interventi per mitigarla, sono impensabili con la presenza nelle abitazioni dei residenti. Del resto, anche il solo attendere i tempi tecnici e burocratici di avvio di questi eventuali lavori, continuerebbe a lasciare a rischio della vita la cittadinanza. La retorica di “Pozzuoli che resiste”, del non voler lasciare la propria terra, senza pretendere che invece si sia subito allontanati, ma alle condizioni che la popolazione impone, serve solo ad avallare, involontariamente, la criminale politica del governo, che, nell’assoluta volontà di non trasferirci, addossa sugli abitanti questa enorme responsabilità. Il non avere chiara questa situazione può far sì, nel caso malaugurato che il fenomeno precipiti e, speriamo non a costo di vittime, che il governo sia costretto ad evacuare l’area e che la popolazione sia costretta a subire l’allontanamento senza avere più la forza per richiedere ed ottenere le soluzioni meno dolorose e più adeguate.
Nel frattempo, dobbiamo attenderci le solite misure dal governo, che pensa di fermare le mobilitazioni solo aumentando (di poco) i soldi stanziati, soldi che, inevitabilmente, finiranno con l’essere spartiti fra imprenditori, professionisti e politici locali.
A.V.

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